Dallo Sci alpino all’Ironman: storie di passioni diverse che si incrociano

Mi alzo al mattino, mi guardo allo specchio e sono contento di come sono dentro. Sento la voglia di fare, di muovere nuovi passi, di affrontare nuove sfide. Guardando la mia vita mi chiedo come sia stato possibile passare dall’amore per lo sci alpino all’amore per il Triathlon. Le risposte si rincorrono cercando di incontrare il favore della logica, ma molto spesso la logica non esiste. Solo un felice rapporto tra le sensazioni e le emozioni che il mio corpo mi fa vivere quando sono in movimento, sono le risposte più vere e più forti. Vivere un rapporto con il movimento, con il battito del cuore che mi fa provare l’ebrezza della vita, con la fatica che ti fa mancare il respiro, regalandoti la magia di un infinito piacere d’esistere.

Ricordo quei due giorni passati in Francia nel luglio del 2013 con il mio amico Maurizio, appena tornato dall’Ironman di Nizza. Eravamo a Les Deux Alpes per fare delle riprese su un ghiacciaio. Un pomeriggio, colti da fantastica goliardia di perenni bambini, è partita la sfida. Pronti via.. si parte in bici a fare L’Alpe d’Huez, una delle famose salite del Tour de France. Sembra una cosa normale, se non fosse che io non ho una bici da strada come lui, ma una vecchia MTB del ’93, esattamente una vecchia Carraro.. un “cancello”. Così partiamo, e mentre stiamo pedalando Maurizio mi dice: “Mauro, devi venire con me a fare l’Ironman!”

In quel momento mi sembrava più una presa in giro che una proposta seria, così la cosa rimase nei meandri della mia mente. Nel gennaio 2014, mentre mi trovavo sulle piste di Obereggen per un lavoro come istruttore nazionale (sempre insieme a Maurizio), quella proposta è tornata a farsi sentire, trasformandosi in realtà. La sera del 10 gennaio 2014 sono entrato nel sito dell’Ironman e dopo 20 minuti ero iscritto alla gara di Zurigo. Una volta completata l’iscrizione, ho cominciato a fare il punto della situazione. Avevo sei mesi e 15 giorni per preparare una gara di triathlon senza avere mai fatto una gara di triathlon, dovevo procurarmi una bici da strada su cui, per altro, non ero nemmeno mai salito, dovevo cominciare ad andare in piscina e a nuotare per preparare una distanza che già ritenevo impossibile.

La sera successiva vado in piscina, faccio le prime due vasche e alla fine delle quali mi ritrovo “morto”. Il mio primo pensiero è: “Devo riuscire a nuotare 152 vasche senza fermarmi in acque libere..?” Dovevo prepararmi, ma soprattutto devo imparare a nuotare. Da quel giorno la mia vita è cambiata: la mattina al lavoro e la sera in piscina, poi sui rulli in camera. A marzo ordino la bici che arriva a metà aprile e senza sosta continuo a preparami per affrontare la sfida straordinaria che è passare sotto il traguardo dell’Ironman. Durante il giorno lavoravo “scivolando sulla neve” e accompagnando i turisti sulle piste (il lavoro che amo), per poi passare alla sera a “scivolare nell’acqua” della piscina pensando a tutte le bracciate che mi avrebbero portato a percorrere i 3800 metri della frazione nuoto. Solo ad aprile ho cominciato a realizzare quanti fossero 180 km in bici. Sono talmente tanti che avevo gli incubi la notte, continuavo a sognare di non riuscire a terminare la frazione in bici e non osavo pensare nemmeno che dopo ci sarebbero stati anche quei famosi 42,195 km da fare di corsa.

Mamma mia che incubi, quanti dubbi e, nello stesso tempo, un livello di eccitazione infinito per la sfida che mi regalava scariche di adrenalina, ma non mi sono dato per vinto.. e con costanza e ostinazione ho continuato a credere nel mio sogno di tagliare il traguardo dell’Ironman. Per fortuna, nel mio repertorio sportivo ho una decina di maratone, tanto da avere un minimo di cognizione su come preparare la frazione di corsa. Certo è che la maratona è una bella fatica ma pensare di farla dopo aver nuotato per 3,8 km e pedalato per 180 km è un po’ differente. La mia mente continuava ad elaborare e rielaborare situazioni, cercando di immaginare e simulare mentalmente il livello di stress e di fatica che avrei dovuto affrontare, incominciando anche a ragionare su quanto potesse essere lunga questa gara. Quanto tempo avrei impiegato ad ultimare questo massacro? Valutando la piscina e i ritmi che riescivo a tenere nuotando, nella prima frazione dovevo riuscire a stare tra un’ora e trenta e un’ora e quaranta.. poi, nel caso in bici fossi riuscito a tenere la media di 30 km/h, avrei ultimato la seconda frazione in sei ore. Infine la maratona.. che avrei potuto portare a termine in quattro ore e mezza. L’obiettivo era fissato: 12 ore per un sogno.

Il 24 luglio arrivò presto e mi ritrovai in macchina con Maurizio in viaggio verso Zurigo. La città svizzera era come un’amica pronta ad abbracciarmi.. in un attimo mi ritrovai immerso in questa fantastica realtà fatta di mille emozioni, di paure e di gioie, con la pressione della gara che si faceva sentire con tutte le sue sfaccettature. Nell’area dell’evento c’erano decine di tende, gazebo espositivi di decine di aziende, era tutto così nuovo e magico per me. Poi uno sguardo ai Professionisti, dei gladiatori Vedo gli atleti pro come dei gladiatori in grado di terminare una gara così lunga in poco più di 8 ore, impensabile per noi “comuni mortali”.

La notte prima della gara ricordo di non aver dormito, continuando a pensare all’acqua che mi avrebbe “inghiottito” e con l’ansia di non riuscire a finire la gara. La mattina dopo invece, gli attimi passano veloci e senza accorgermene mi sono ritrovato con la muta al nastro di partenza. Uno squillo di tromba e tutti in acqua. Tutta l’ansia svanisce d’improvviso e rimango io con me stesso, con tutte le mie paure, che metro dopo metro si dissolvono, con i miei dubbi che trovano nella mia stessa mente la forza di continuare, con la voglia infinita di dare un senso a tutto il lavoro di preparazione fatto per questa gara, con la voglia di andare avanti, di lottare, di sentire arrivare la crisi che deve essere affrontata e superata, di sentire il limite che il tuo corpo ti fa notare e vedere come la mente sia più forte, nel trovare energie impensabili per superare i limiti che cominciano a frantumarsi e a farti sentire sempre più forte.

Mauro Campioni

Author: redazione

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1 Comment

  1. Ciao,
    Leggo ora l’articolo di Mauro Campioni.
    Bellissimo! Si vede proprio che il suo cognome non lo porta per caso…
    Vorrei affrontare io la vita, i problemi, le crisi con lo slancio che sa dare lui a se stesso…
    Liliana

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