DROP e infiammazione al tendine d’Achille

Le calzature dei TarahumaraL’uomo non è nato solo per camminare ma anche per correre, e per farlo veloce e a lungo: l’importante però è farlo bene. Come i Tarahumara (popolo che vive nei selvaggi Copper Canyon dello stato messicano del Chihuahua) che sono capaci di correre per giorni senza fermarsi mai (si definiscono «Raràmuri» ossia «piedi leggeri»), anche noi dobbiamo cercare nella corsa la giusta dimensione (specialmente quando il tempo da dedicare è limitato), ma per farlo occorre approcciarsi correttamente sia nella scelta della scarpa (l’unica attrezzatura veramente tecnica) sia nei confronti del tipo di protezione e di una serie di fattori come peso, postura, volume, flessibilità ed elasticità, che se considerati seriamente aiutano a sviluppare la corsa nel modo corretto assecondando la naturale falcata. La scelta della scarpa migliore per il proprio piede è il primo step che un runner (o aspirante tale) deve essere in grado di non sbagliare, perché da esso dipende la causa o la prevenzione di un potenziale infortunio. Ogni modello infatti, influenza in modo diverso il modo in cui si trasmettono ai muscoli, ai tendini e alle articolazioni delle gambe, le forze prodotte al momento dell’impatto del piede col terreno. Attualmente le calzature tecniche per il running (su strada) vengono suddivise in quattro classi principali:

A1 (superleggere), definite “scarpe da gara”;

A2 (intermedie), che possono essere usate sia in gara sia in allenamento;

A3 (massimo ammortizzamento), che offrono (o dovrebbero offrire) il miglior assorbimento dei numerosi impatti col terreno;

A4 (stabili), che offrono la massima stabilità.

DROP (o differenziale): differenza fra l’altezza del tallone e quella dell'avampiedeSe però siete entrati almeno una volta in un negozio di scarpe da running specializzato, avrete sicuramente sentito parlare del drop (o differenziale), la differenza cioè fra l’altezza del tallone e quella dell’avampiede. Per molti anni le scarpe hanno avuto un drop tra i 12 e i 15 mm, con l’idea che un’ammortizzazione più spessa e un tallone rialzato potessero ridurre l’impatto del piede sul terreno. Studi recenti hanno invece suggerito che un drop molto ampio è una delle principali cause dell’insorgenza di lesioni, perché favorisce un’andatura più pesante che obbliga il tallone a poggiare per primo sul terreno e quindi ad “appesantire” l’andatura. Durante il periodo della “rivoluzione minimalista” di qualche anno fa, vennero progettate scarpe con un drop compreso tra i 4 e i 10 mm, ed emerse anche una nuova categoria (drop zero) con drop compreso tra 0 e 4 mm. Come ha dichiarato Jay Dicharry (Direttore della Speed Clinic presso l’Endurance Sport Center della Virginia University), “scarpe con un basso drop rappresentano la soluzione ideale perché mettono il corpo in posizione ottimale di esercizio ed aumentano la stabilità.”

Un drop molto ampio è una delle principali cause dell’insorgenza di lesioni, perché favorisce un’andatura più pesante che obbliga il tallone a poggiare per primo sul terreno e quindi ad "appesantire" l’andatura

Ma quali sono le connessioni tra il drop e l’insorgenza di una della patologie più comuni tra i runners, ovvero l’infiammazione al tendine d’Achille? Abbiamo incontrato il Dottor Sergio Migliorini, luminare italiano nel campo della Medicina dello Sport e Medicina Fisica e Riabilitativa, Presidente della Commissione Medica della ITU (Fed. Mondiale di Triathlon), Membro della Commissione Interfederale della FIMS (Federazione Mondiale di Medicina dello Sport), Medical Officier ITU ai Giochi Olimpici di Londra 2012 nonché Medical Officer delle gare di triathlon anche ai prossimi Giochi Olimpici di RIO 2016, Componente della Commissione Medica della FITRI e Medical Contributor del mensile Runners World Italia, che ai microfoni di Triathlon Time ci ha detto (scientificamente) la sua opinione:

Dr. Sergio Migliorini (Presidente Commissione Medica ITU e Medical Officer RIO 2016)“Per quanto riguarda il Drop, le ricerche effettuate sino ad oggi  non hanno spostato decisamente  la bilancia sui vantaggi di una sua riduzione. Da una parte è indubbio che l’ottimale tecnica di corsa dovrebbe prevedere una presa di contatto con il terreno attraverso l’avampiede, favorita dalla riduzione del drop, dall’altra questa situazione ha portato ad una riduzione degli infortuni al ginocchio ma ad un aumento degli infortuni al piede, in particolare al tendine d’achille. Inoltre, le qualità tecniche dei runners negli ultimi 30 anni sono assolutamente diminuite (basta vedere le performance dei primi 50 atleti italiani in pista e su strada..) a fronte di una popolazione di runner che inizia a correre a 30-40 anni o più, arrivando da altri sport o dalla sedentarietà più assoluta. Il risultato? Una tecnica di corsa disastrosa che non può essere migliorata da una scarpa! Un altro punto su cui mi voglio focalizzare è che la maggioranza dei runner ha preferito rialzare il drop inserendo nelle scarpe le solette antishock. Nel triathlon, considerando che si corre dopo la frazione di ciclismo, è consigliabile essere un po’ più alti nel retro-piede. Non considererei le scarpe cosiddette “minimaliste” perché oramai non ne parla più nessuno.. e anche dal punto di vista delle vendite non hanno lasciato nessuna impronta.”

Author: Giacomo Petruccelli

Giacomo si laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche nel 2005, completando il suo percorso di formazione con un Master in Marketing Farmaceutico e un Dottorato di Ricerca in Biochimica-Fisiologia e Patologia del Muscolo. Nel 2013 comincia a lavorare nel settore del Food & Beverage e nel 2015 completa il Master of Management in Food & Beverage con la Bocconi School of Management, specializzandosi nel frattempo in Comunicazione Digitale. Zone Consultant Enervit e Istruttore Group Cycling Technogym BLACK LEVEL, Giacomo segue il progetto Triathlon Time nel ruolo di Copywriter e creatore di contenuti, è autore di 7 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed ha collaborato con la redazione web della "Società Italiana di Farmacia Ospedaliera" occupandosi di recensire newsletter informative sull'uso corretto delle diverse piattaforme di comunicazione online nel settore farmaceutico/ospedaliero italiano.

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