“I veri combattenti sono loro”: a tu per tu con Riccardo Barlaam

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di Nuoto Paralimpico, in programma a Mexico City dal 30 settembre al 6 ottobre, abbiamo incontrato a Cervia Riccardo Barlaam, giornalista de IlSole24Ore e uomo di resistenza, riflessione e resilienza, che ha scelto le qualità terapeutiche e i valori dello sport più puro come medicina per guarire ogni giorno da quella brutta malattia che si chiama “non guardarsi dentro.” Autore di Tutte le salite del mondo e La vertigine della salita, Riccardo ha sempre raccontato con molta trasparenza e semplicità quella sfida contro il proprio limite e la fatica, che per una strana alchimia si trasforma in ebbrezza e gioia intima soltanto all’arrivo, lassù in alto, dove l’infinitamente piccolo si trasforma in tutto. Riccardo a Cervia c’è venuto per la sua personale fatica di fine anno, per chiudere la sua stagione ancora con la voglia di dire “ce l’ho fatta”, ma non è tutto. Perché da un lato questa gara è stata per lui una maniera di caricarsi in vista di una fatica “emotiva” ancora più grande. Si, perché Riccardo sarà il supporter principale del figlio Simone, neanche 17enne, e già Campione Italiano di nuoto dei 50 e 100 stile libero categoria S9.

Simone_Barlaam_qualificazione_Mondiali_MexicoCity2017

Le classi sportive nel nuoto paralimpico sono composte da un prefisso e un numero. I prefissi sono tre: S (Stile libero, farfalla e dorso), SB (rana) e SM (Medley). I numeri 1-10 indicano gli atleti con disabilità fisiche, i numeri 11-13 quelli con disabilità visive e il numero 14 i disabili intellettivi.

L’amore di Riccardo per lo sport di resistenza e per i ragazzi che come Simone fanno ancora più sacrifici per allenarsi e per raggiungere risultati incredibili che quasi sempre non hanno eco mediatico, lo ha portato a realizzare il film documentario “I Pesci Combattenti”. Il documentario racconta la storia di alcuni campioni di nuoto paralimpico, tra i più forti al mondo, Federico Morlacchi, Arjola Trimi, Giulia Ghiretti, Arianna Talamona, Fabrizio Sottile, Francesca Secci e Alessia Berra, e della loro preparazione a Milano in vista dei Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro 2016. Un viaggio durato più di un anno grazie al progetto AcquaRio (team multidisciplinare che coinvolge allenatori, dietologi, psicologi, preparatori atletici, e soprattutto atleti che provengono da diverse società sportive e diverse città italiane) e reso possibile grazie alla disponibilità di un gruppo di professionisti straordinari che si sono innamorati del progetto di realizzare un documentario sportivo autoprodotto, con zero risorse, in omaggio a questi ragazzi/campioni, sportivi veri, abituati a convivere ogni giorno con i propri limiti e a tentare di superarli ogni volta che entrano in acqua, con il sogno e l’ambizione di diventare i più forti, i migliori al mondo.

Simone_Barlaam_ORO_Internazionali_Roma_SetteColli

Ciao Riccardo e ancora grazie per la tua disponibilità! Ci siamo lasciati più di un anno fa con il tuo incoraggiamento a nuotare, pedalare e correre, per uscire da noi stessi e ritrovare il nostro vero io. Com’è cambiata la tua vita sportiva e la tua introspezione da allora?

“Continua. E’ una terapia per me lo sport. Ogni volta mi do un obiettivo nuovo per avere la scusa per allenarmi. Quest’anno la mia sfida è l’Ironman Italy di Cervia. Il prossimo anno mi farebbe piacere partecipare al Giro d’Italia per le bici vintage. Quando sperimenti il benessere che deriva dalla fatica, non puoi più farne a meno. Adrenalina pura ed energia a iosa per resistere alla vita quotidiana. Ora pensiamo però a portare a casa l’Ironman. Non è comunque banale o scontato arrivare in fondo anche se ti sei preparato a fondo e lo hai già fatto altre volte un triathlon lungo come quello di Cervia. Per dire, pochi giorni prima della gara,  forse per il troppo allenamento mi sono bloccato a un ginocchio. Ghiaccio e anti infiammatori e stop alla corsa. Ho forse chiesto troppo al mio fisico. Ma sono pronto. Voglio arrivare a sentire all’arrivo la frase fatidica: You’re an Ironman.”

Abbiamo cercato di spiegare in poche parole quello che tra qualche giorno ti appresterai a vivere al fianco di Simone. Che rapporto hai con lui prima di una gara? E come stai vivendo tu questo personale avvicinamento ad un appuntamento così importante come i Mondiali?

“Mah, io sono un genitore un po’ fuori dal comune perché di solito preferisco non andare alle sue gare. Non ci vado perché è una cosa sua e non voglio fargli aumentare la pressione. Pressione che non gli manca da parte dell’allenatore. Anche se non esulto e non faccio commenti dagli spalti lui sente che ci sono. E quindi per evitare di contribuire al ‘tasso di ansia’, preferisco non andare alle gare. Finora ha funzionato. Quando non andiamo con mia moglie a seguirlo ho notato che va più forte. A Lignano Sabbiadoro quest’anno ai Campionati Italiani societari ha fatto il miglior tempo assoluto mondiale nei 50 stile categoria S9 e noi non c’eravamo. Il Mondiale è un’eccezione. Io, per i motivi di cui sopra, ero restio ad andare. Mia moglie mi ha fatto riflettere: non capita tutti i giorni una gara come un Mondiale o un’Olimpiade. Beh, abbiamo comprato i biglietti per Città del Messico e andremo a seguirlo. Ma in silenzio dagli spalti. Soffrendo ed esultando con lui, comunque andrà. Si è preparato a lungo per quest’appuntamento. E’ arrivato a fare 50 km a settimana in piscina, ma alle loro velocità - vanno forte - non alle mie che sono un diesel, un vecchio camion di quelli che non si fermano mai ma che vanno a 80 all’ora fisso.”

Nel documentario “I Pesci Combattenti” parli esplicitamente di campioni che purtroppo non finiscono sulle prime pagine dei giornali sportivi (e spesso neanche nelle brevi) anche quando vincono l’oro ai Campionati del Mondo o ritoccano con i loro tempi i record mondiali di velocità. Come spieghi questa sorta di “insensibilità” dei media sportivi verso gli sport cosiddetti “minori” e in particolare verso il mondo paralimpico?

“Qualcosa sta cambiando. Ma lo sport paralimpico fa notizia solo se è legato a una componente emotiva, vedi Zanardi e Bebe Vio. Fa notizia se c’è questo. Non perché sono forti… Io ho deciso di fare questo documentario dopo che ho provato un giorno a nuotare assieme ad Arjola Trimi. Ho chiesto a Massimiliano Tosin, l’allenatore di questi ragazzi che ora è anche della Nazionale di nuoto paralimpico, se mi dava qualche consiglio tecnico per migliorare il mio stile da bradipo. Così da fare meno fatica per finire la frazione di nuoto in tempo utile all’Ironman. Sono sceso in vasca e nuotavo accanto ad Arjola che è Campionessa del Mondo nella sua categoria S4. Non le stavo dietro. Ma lei non muove le gambe. Qualche giorno dopo quell’esperienza Arjola in Scozia ha fatto il record del mondo nei 100 stile. Federica Pellegrini ci mette 53 secondi e rotti. Lei, senza l’uso delle gambe, ha fatto le due vasche in 1 minuto e 26 secondi. Secondo te, la Gazzetta dello Sport ha dato la notizia del suo record del mondo il giorno dopo? Che ne so una breve, cinque righe. Niente. Zero. Da lì mi è venuta la voglia di raccontare le storie di questi ragazzi, che non hanno sponsor milionari, che con il limite ci hanno a che fare sempre, dal momento in cui aprono gli occhi al mattino e si allenano duro per superarlo.”

Raccontare con delicatezza e coraggio la storia dei più forti nuotatori paralimpici italiani che nell’acqua trovano il loro elemento e la loro sfida, ha affascinato anche il Direttore Artistico di Radio DeeJay Linus e la sua spalla radiofonica Nicola Savino, che hanno voluto prestare la loro voce per la narrazione. E’ un progetto che intendi continuare a proporre anche nelle scuole? 

“I Pesci Combattenti è nato così. Un documentario a basso budget che ho scritto e diretto e che sono riuscito a realizzare grazie alla collaborazione di persone speciali. Prima tra tutte Vilma Conte, che ha curato il montaggio. E poi Moby e Paolo Fresu che mi hanno dato le musiche. Linus e Nicola e la divina Federica Pellegrini che hanno il voice over delle parti narrate del film… Lo stiamo portando in giro nelle serate dove ci invitano in giro per l’Italia, nei festival e nelle scuole.”

Simone Barlaam_Federica Pellegrini_Trofeo_Città_di_Milano2017

Oltre a tuo figlio Simone, altri atleti parteciperanno ai Mondiali della prossima settimana, ragazzi che formano un gruppo che si è cementato ancora di più dopo Rio 2016. Che clima pensi di trovare quando arriverai e quali saranno le tue “mansioni” da genitore / tifoso e giornalista?

“I convocati ai Mondiali in Messico sono in gran parte nuovi rispetto a Rio. Sono in tredici. Le stelle come Federico Morlacchi che è l’italiano più medagliato a Rio e Arjola Trimi. E poi tanti giovani. Ci sono tre minori, Simone è uno di questi. C’è un ricambio molto veloce. Il CT della Nazionale Riccardo Vernole nella presentazione della squadra, ha detto che è una delle più forti di sempre e che i 13 sono tutti potenziali medagliati. Vedremo. Faremo il tifo per tutti.”

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Author: Giacomo Petruccelli

Giacomo si laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche nel 2005, completando il suo percorso di formazione con un Master in Marketing Farmaceutico e un Dottorato di Ricerca in Biochimica-Fisiologia e Patologia del Muscolo. Nel 2013 comincia a lavorare nel settore del Food & Beverage e nel 2015 completa il Master of Management in Food & Beverage con la Bocconi School of Management, specializzandosi nel frattempo in Comunicazione Digitale. Zone Consultant Enervit e Istruttore Group Cycling Technogym BLACK LEVEL, Giacomo segue il progetto Triathlon Time nel ruolo di Copywriter e creatore di contenuti, è autore di 7 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed ha collaborato con la redazione web della "Società Italiana di Farmacia Ospedaliera" occupandosi di recensire newsletter informative sull'uso corretto delle diverse piattaforme di comunicazione online nel settore farmaceutico/ospedaliero italiano.

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