IRONMAN ITALY Emilia Romagna: l’alba di un nuovo giorno

Il tanto atteso evento WTC è finalmente arrivato anche in Italia con un weekend internazionale ospitato in una delle Regioni Italiane più “internazionali”, l’Emilia Romagna. Si, perché l’Emilia Romagna ha una tradizione turistica che va ben oltre la famosa movida. Da queste parti il turismo è probabilmente il motore principale, oltre al “motore” per eccellenza. Ma questa è un’altra storia.

Cervia, antica “città del sale” e “vecchio borgo di pescatori”, ha ospitato il 23 e il 24 Settembre un weekend di triathlon che sarà ricordato a lungo. E se in un weekend come questo ti capita l’opportunità di seguire da vicino (per la prima volta) una lunga distanza, non puoi fartela scappare. Essere dentro un Ironman è come essere uno spettatore al quale è stata riservata una postazione speciale per la “prima” del suo spettacolo preferito. The longest day comincia con la sveglia alle 5.30 e la colazione alle 6.00, per essere in zona cambio alle 6.30. In quest’ora si comincia a carburare e a pensare a come ci si dovrà muovere lungo il percorso. Si, perché ci sono due modi per vivere un Ironman da spettatore: o lungo le transenne ad aspettare l’uscita dall’acqua, le transizioni e la corsa, oppure se al collo o al polso hai un pass. In questo caso c’è molto da fare, per esempio, studiare la cartina dei percorsi in anticipo per sapere dove posizionarsi per dare i rilevamenti in tempo reale agli atleti, spostandosi con la macchina per raggiungere alcuni punti esterni al percorso bike. Verso le 6.30 arriviamo puntuali sulla spiaggia di Cervia, il sole sta spuntando e i colori sono paradisiaci. Lo spettacolo dell’Ironman sta per cominciare, e la cosa che mi colpisce di più è la calma piatta del mare che abbraccia gli atleti per il riscaldamento. Sono tutti come piccole ombre in mezzo all’acqua.

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Sulla spiaggia riconosco Alessandro Degasperi che si sta preparando per entrare in acqua, aiutato come sempre da sua moglie (che è anche la sua fisioterapista). Si scambiano piccoli gesti che ripetono ormai a memoria da anni, ma in un modo ogni volta diverso con parole che rimangono sussurrate. Poco più in là c’è anche Ivan Risti. Per lui è una gara importante, anche se la gara più importante l’ha già vinta perché tra poco meno di un mese sarà papà di una bambina. E’ tranquillo, sorride a tutti e si gode la gara sempre con lo spirito giusto, quasi dovesse partire per una non competitiva. Vicino a lui la moglie, sempre con il sorriso, ed è evidente la tranquillità che lei gli trasmette. A pochi metri ci sono anche la mamma e il papà di Ivan, pronti a vivere una bella giornata di sport. E poi ci sono tanti campioni ma anche tantissimi amatori da tutto il mondo.

E allora ti aspetti una città in preda al caos e ad una crisi di nervi, invece ti ritrovi in un luogo dove tutti sono consapevoli di quello che sta accadendo. Una cosa però mi colpisce più di tutto. Quando ci troviamo fermi sulla strada che porta a Bertinoro aspettando il passaggio dei primi, un cartello gigante che raffigura un ciclista in posizione crono dice così: strada chiusa al traffico fino alle 18.30 per EVENTO INTERNAZIONALE DI TRIATHLON. Per me che lavoro nel campo della comunicazione, questo è un messaggio che arriva forte e chiaro. Niente giri di parole, come a dire: è una festa, arrivano da tutto il mondo a Cervia. Possiamo stare per qualche ora senza macchina, cosa volete che sia? E’ questa precisa convinzione la ritroverò anche alla sera quando, a cena in un piccolo locale posizionato su una strada secondaria (e non nelle immediate vicinanze del centro cittadino), continua ad entrare gente che chiede di mangiare una pizza (intorno a mezzanotte), e il cameriere dispiaciuto risponde: “Ho finito le pizze e non ho molta scelta nel menù.. è quasi finito tutto ma posso comunque cucinarvi qualcosa.”

La festa continua in un crescendo di emozioni. Rientrati dal percorso bike attraverso tutta un serie di strade provinciali, e dopo esserci fermati per uno spuntino, ci posizioniamo al 2° km del percorso run per aspettare il passaggio dei primi e i loro volti, e logicamente anche di Alessandro Degasperi e Ivan Risti. Passa il primo, Dreitz, che sembra un po’ sofferente ma sta correndo, arriva Degasperi, corre forte, è sereno e già sa che il suo “allenamento” finirà dopo 11 km, ma a me che sono un eterno sognatore piace pensare che cambi idea e provi a finire la gara, magari con una delle sue rimonte. Vedo passare anche Ivan Risti, un po’ impallato all’inizio ma molto concentrato. Ivan corre, corre sempre, quando sta bene e quando capita di avere un momento difficile. Lui è completamente focalizzato su quello che fa, sembra non percepire mai cosa gli accade attorno tanto è concentrato. Occhiali scuri, cappellino in testa, sembra un robot.. passo dopo passo, corre. Alla fine Ivan trova la forza per prendersi un sesto posto, il primo italiano al traguardo e ad una manciata di secondi dalla quinta posizione. Caparbio (o come direbbe lui sorridendo, “morbido”).

Degasperi si ferma come da programma e come annunciato, e il caso vuole che proprio in quel punto ci sia Giulio Molinari che sta guardando la gara insieme a sua moglie. Alessandro si ferma, saluta Giulio (a differenza di chi pensa che tra professionisti ci sia solo un finto rispetto), e gli chiede una Coca Cola. Giulio, che il giorno dopo vincerà il 5i50, sorride e gliela offre. Il Triathlon è anche (e soprattutto) questo. Mi sposto su un’altra strada con Degasperi, sua moglie, il suo allenatore e parte dello staff per qualche foto, e senza ben capire cosa succede, mi ritrovo nuovamente sul percorso run a seguire i primi. Mentre osservo come evolve la gara qualcuno dice: “Prendiamo un gelato?” Ed è allora che troviamo una gelateria, proprio sul percorso run, poco prima del rettilineo che porta alla finish line. Entriamo, qualcuno di noi già ordina (seguire un Ironman da dentro è faticoso quasi quanto farlo!) e mentre Alessandro sta per entrare, il titolare, un ragazzo del posto, chiede all’allenatore come mai “quell’atleta” si è fermato. La risposta dell’allenatore è semplice: “Tra tre settimane c’è il mondiale, questo era uno degli ultimi test.” Al che Federico (così si chiama questo ragazzo), risponde: “Ma lui è Degasperi?” “Si.” Risponde il coach. “Allora devo farmi subito la foto!” E così ci scappa una gran risata..!

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Torno verso l’arrivo perché ormai manca poco, e con il pass VIP tutto diventa più facile. Arrivo in tempo per vedere la vittoria di Dreitz ed aspettare Ivan Risti. Che spettacolo.. un muro di pubblico che applaude e festeggia, un qualcosa di veramente speciale che ricorderò a lungo. Rientriamo in hotel alle 18, così decido di andare a correre prima di cena. Il clima è così bello che mi godo il mio allenamento vicinissimo a tutti quelli che in quel momento stanno correndo e cercando di finire il loro Ironman. Non nascondo che, dopo 5 anni di Triathlon, ho avuto quasi voglia di provarci. Magari il prossimo anno sarà la volta buona, un passo alla volta come in tutte le cose. La giornata finisce così, con la porta di una stanza d’albergo che si chiude e le rotelle di un trolley che sostengono un bagaglio di emozioni. La prossima avventura è lì, dietro l’angolo.

Giacomo Petruccelli

Alberto Bucci

Author: redazione

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