Luca, you are an Ironman! (racconto verso la meta di Finisher all’Ironman Wales)

Luca Borreca, racconta a suo modo l’avventura vissuta per essere finisher all’Ironman Wales… un crescendo di emozioni che culmina sotto il traguardo con lo speaker che pronuncia la fatidica e tanto attesa frase…
Mi sveglio di soprassalto all’ 01.33..”Cazzo, non ho fatto i tatoo del numero di gara su braccia e gambe!”. Numero 378. Prendo carta e penna e me lo appunto su un foglietto che ho sul comodino.

Fuori piove, tira vento.

I pensieri iniziano a ribollire nella mia testa: “Avrò messotutto nella sacca blu della bike?! E in quella rossa per la frazione di corsa?!E se piove, come mi vesto in bici?”

Riacquisto lucidità e mi impongo:”Luca, dormi! Mancano 3h alla sveglia!”

Ore 4.20, la sveglia suona. Ci siamo. Mi vesto, vado giù a fare colazione. Guardo il piatto e guardo fuori.

Non piove più, non c’è una bava di vento ,“bene” penso.Torno in camera e recupero tutto.

Ore 5.20 sono davanti a Dwayne (è il nome che ho dato alla mia bici, ma è un’altra storia!), tolgo il telone giallo PowerBar, le scarpette che avevo lasciato attaccate sono asciutte, le ruote sono gonfie, forse troppo per il fondo bagnato, ma vabbè.

Aggancio il Garmin al manubrio (“avrò messo la fascia cardio nella sacca blu?!?), faccio una specie di danza attorno alla bici. Controllo cose già controllate, la guardo, ricontrollo, la sistemo, ricontrollo un’ultima volta che tutto sia “ok”; “vai Luca” penso, “vai!”.

Prendo la mia sacca bianca con dentro gli indumenti per la frazione in acqua e sulle scale dell’hotel infilo solo il pezzo sotto dellamuta; rimetto le scarpe, mi copro con felpa e anti vento e mi dirigo verso la North Beach di Tenby.

Ad accompagnarmi c’è anche il mio fisioterapista, amico e compagno di questa stagione di “long distance” Stefano Bason. Anche lui lì per vincere la sua sfida, accompagnato da sua moglie Elena.

Nel tragitto ci facciamo coraggio a vicenda, condividiamo lepaure.

A tratti lo sguardo è basso, a ricercare le sensazioni migliori. Ma appena alzi la testa sei circondato da centinaia e centinaia di futuri Ironman e nella mia testa mi ripeto:”TU OGGI ce la fai! Tu ce la fai!”.

Arriviamo alla North Beach. E’ pieno di gente. In mare i bagnini sui surf delimitano l’area di riscaldamento.

Ultima fase della vestizione: tiro su la muta, mi metto la vaselina sul collo per non farmi segnare, lascio i miei vestiti alla mia CREW (Laura, mio fratello Marco e mio fratello acquisito Alfonso) e scendo assieme a Stefano verso la spiaggia.

Lo stomaco che prima era attorcigliato ora si libera, sono tranquillo. La sabbia fredda e l’odore del mare mi danno fiducia.

Mi butto in acqua per “riscaldarmi” (l’acqua era a 14°!).1,2,3 bracciate, sono leggero, sto bene, oggi va bene!

Esco dall’acqua. Ho perso Stefano. Cerco con lo sguardo i miei supporters. Nulla. Ci sarà un migliaio di persone assiepate sul promontorio, come posso vederli?!

Penso: “Parto in coda nel nuoto, sto tranquillo…Cazzo dici,Luca?! Sei forte nel nuoto, vai davanti e parti coi più forti!”

Mi porto sulla riga della partenza, lo speaker annuncia “Five minutes to start Wales Ironman”.

Ritrovo Stefano, cenno di intesa, sale la tensione.

Inno gallese, quello che ascolto al Sei Nazioni di Rugby quando gioca con l’Italia. Penso che sono dei gran lottatori. Penso che oggi dovrò lottare io.

E’ tutto pronto.

Suono di tromba e…VIA!

Corriamo in acqua, 1,2,3 passi alla “baywatch” per saltare le ondine del bagnasciuga e appena l’acqua è un po’ più alta mi tuffo.

Ho iniziato il mio Ironman!

 

 

 

Cerco di non prendere botte, cerco con lo sguardo la prima boa, siamo tutti ammassati.

Gli occhialini scuri e l’alba ancora da venire mi fanno nuotare un po’ alla cieca, decido di seguire i primi che mi fanno strada. Stoin scia.

Dopo 5 minuti inizio a superare qualcuno. Supero delle cuffie verdi (Professionisti uomini) e delle cuffie rosa (Professioniste donne).

Alla prima boa sto bene, la supero senza problemi alla mia destra (perché qui nel Regno Unito, si gira tutti al contrario!) e mi dirigo verso la seconda.

Mi affianca uno che sembra che ad ogni bracciata mi voglia ghigliottinare, penso, per deformazione professionale (Luca è un ex nuotatore agonista e ora coach di nuoto, ndr) : “ Come nuoti male!”.Però mi sta accanto, quindi ha una nuotata efficace.

Arriva la seconda boa, altro giro a destra e finalmente verso la spiaggia. Metto un po’ di gambe, la corrente è a favore, saluto il“ghigliottinatore” e vado a riprendere altre cuffie verdi.

Ultima boa, spiaggia. Ci siamo.

Primo LAP di 1.900 metri completato, si corre sulla sabbia  per 50 metri e ci si rituffa per il secondo giro.

Ripeto gli stessi gesti della partenza e…”Cazzo, DUE crampi!”. Polpaccio e quadricipite della gamba destra!

Non sono di quelli che ti tagliano il fiato dal dolore. Sono quelli che ti prendono e ti fanno compagnia per un po’. Penso a stare calmo,cerco di tirarli mentre nuoto. Piede a martello per il polpaccio e scrollo la gamba per il quadricipite.

Intento a dedicarmi al primo soccorso, arrivo un’altra volta alla prima boa, sembra che i muscoli abbiano risposto bene.

Vedo la seconda boa e sono clamorosamente solo. Siamo in 1.800 persone in gara e io mi ritrovo solo sul lato più lungo delle frazione in acqua!Vedo cuffie davanti (poche!) e ne vedo altre (molte!) dietro, ma distanziate di parecchi metri. Ho una corsia tutta per me, roba da fare invidia alla Canottieri (Canottieri Milano, il circolo dove si allena e lavora, ndr)!

Nuoto bene, mi rilasso, finalmente l’alba e la sua luce mi fanno vedere le cose. Penso: “Che due palle la frazione di nuoto! Darò anche mezz’ora a qualcuno che dopo 50km di bici mi svernicerà! Voglio salire in bici!”

Accelero un po’, riprendo qualcuno davanti a me, affronto la penultima boa e ancora: corrente a favore, allungo la bracciata, metto le gambe che in confronto Sung Yang (campione del mondo di nuoto di tutto ciò che è sopra i 400 metri) sembra un pivellino.

Ci siamo. Ultime bracciate verso la riva. Appoggio i piedi, mi alzo e ….

Nuoto finito!

Per rendere tutto più facile ora c’è una rampa di 300 m in salita, dove recupero le scarpe da corsa ma non quelle della maratona e corro per1 km verso la zona cambio.

Arrivo al mio sacchettino viola, mi sfilo la muta, metto le scarpe, non le calze e inizio a correre.

Ali di folla mi incitano. Corro e mi godo quello spettacolo.

Arrivo al primo cambio, T1. Apro il sacco blu: c’è tutto!

Metto il cardio, salopette da bici e lo smanicato antivento. Sotto la muta avevo già tutto, “compression” braccia e gambe compresi.

Faccio un po’ di confusione. Sono emozionato. Sto già pensando alla bici ma sono ancora seduto a cambiarmi.

Infilo il caschetto, gli occhiali e corro verso la mia bici.

Attimo di terrore, non lo trovo. “Dwayne, dove sei?!?!”Eccolo! Finalmente!

Prendo il mio “compagno” di avventura per le prossime 6h30’ e vado verso l’uscita. Mi ferma un giudice: “Where is your number?!”…. …. …. “Porca Troia!” era sotto la salopette!!!

Togli antivento, sbretella salopette, tira fuori il numero,rivestiti e….VAI!

Finalmente bici!

Salgo in sella, lo speaker legge il numero e il nome e grida“FORSA LLUCCA!” EH!Forsa, forsa,!!

Inizio la mia frazione e le gambe stanno bene, sto bene.

I primi km sono tutti di sali e scendi. Due salite pedalabili e ancora sali e scendi. Ancora qualche salita pedalabile e ancora sali e scendi.Iniziano a finire le salite pedalabili e ci sono parecchi “sali” ma non di “scendi”… troppo “sali” per i miei gusti!

Ripenso al mio amico Tony che mentre ero in ferie mi aveva avvisato (bello lui!) dei 2.200m di dislivello; ripenso alle parole del mio Guru Stefano Rossi (già finisher all’Ironman Wales, ndr) che nella nostra ultima telefonata mi aveva avvistato “c’è salita e devi farla” e mi ritornano alla mente le immagini dell’autostrada Londra-Tenby che nel tratto gallese non aveva un centimetro di pianura.

Io arrivo dalla bassa padana!Lacchiarella-Pavia-Bereguardo-Vigevano…queste sono le mie strade. L’asperità più impegnativa è il Ponte delle Barche a Bereguardo! Daiiiiiiiiii!!!

Vabbè, pazienza!

Testone giù e concentrato. La pioggia si alterna al sole, ma per fortuna non c’è vento!

Ogni tanto poi penso: “…ma Stefano?!? Mi avrà passato?!? Non l’ho visto!! A nuoto sono più veloce, ma poi lui ha un’altra marcia in bici…dov’è?!?”

I kilometri passano e mi passano anche in molti: John,Steward, Bob, Marc, una serie di scandinavi, qualche francese…nelle poche discese provo a tenerli a vista, ma non in scia, è gara NO DRAFT e NO DRAFT sia!

Peccato che in salita sembrano tutti Nibali o Froome e in confronto mi sento il cicloamatore della domenica. Ma la media è buona considerando le salite!

Fa nulla, io ho il mio ritmo e le mie regole: bevo qualcosa ogni 20 minuti (acqua o sali) e mangio mezzo panino con la marmellata ogni ora. La Coca (cola, ndr)  solo al 60°km e al 120°!

Dopo 70km sto ancora bene. Ho imparato a gestire le salite e trovo un compagno di ventura: numero 602,SAM. Sam prova ad andare via sempre in salita, ma è più pesante di me, col mio ritmo controllato in vetta lo riprendo sempre e poi nei falsi piani pedaliamo assieme. Ogni tanto lo supero, poi lui mi ripassa…ma sono contento, ho trovato un amico! Magari all’arrivo gli offro una birra!

Pedaliamo così fino al 95°km…poi arriva lei: salita al 16%di pendenza….”COSA?!?! Ma ohhhhh!! Non scherziamo!!!”

Metto su il rapporto più leggero, penso a Maffy (la mia Bianchi con cui affronto i percorsi in salita) e per un attimo tradisco Dwayne…con lei sarebbe stato tutto più semplice ora!

Salgo al mio ritmo e molti si piantano.

Penso al mio amico Albertone che quando mi fece il battesimo sul Mottarone mi disse: “Sali al tuo ritmo, alla fine li riprendi tutti!”.Tutti tutti no, ma SAM sì…ma SAM, “cosa fai?!?” Si ferma! Sul picco della salita. Ha i crampi!!! SAAAAAM! Non puoi abbandonarmi così!!

Rimango senza il mio “amico” e percorro altri km di salita.Passiamo per un paesino che fa un casino pazzesco. Bellissimo. Mi caricano.Finalmente un po’ di discesa.

Si va in picchiata verso Tenby.

Primo passaggio a Tenby dopo 110km e la media oraria è di28.2km/h, “non male!” mi dico. Ora altro giro di 70km e poi la maratona.

Stesso giro di prima: primi km sono tutti di sali e scendi.Due salite pedalabili e ancora sali e scendi. Ancora qualche salita pedalabile e ancora sali e scendi. Iniziano a finire le salite pedalabili e ci sonoparecchi “sali” ma non si “scendi”… troppo “sali”!

Sempre pioggia e sole che si alternano, ogni tanto qualche soffio di vento, ma nulla rispetto a quello che c’è stato i giorni prima!

Le gambe iniziano ad essere un po’ pesanti e al 120°km, come nel nuoto, mi ritrovo solo!

Nessuno che mi supera (per fortuna!) e qualcuno che supero io ma perché fermato da problemi tecnici (foratura gomme) o problemi naturali (pipì o cacca).

Dal 120° al 145°km sono solo. Che fatica penso. Però culo e palle non mi fanno male, ottima scelta il pants da triathlon e la salopette!

Al 130°km penso: “Te ne mancano 50! E’ come andare da Terralba ad Oristano e tornare” (tratto di strada che facevo quest’estate in ferie!).

Pedalo, bevo e mangio. Pedalo e bevo. Pedalo.

Finalmente al 145°km recupero qualcuno che è scoppiato. Li supero. Ora ho un nuovo amico: ragazzo giovane, più magro di Sam, sia chiama Thomas. Mi fa una battuta sul mio cardio che suona a ripetizione perché sono sopra le 150 pulsazioni; rido, non ho capito nulla, ma gli sorrido. Ti porto con me fino all’arrivo.

Il conta kilometri oramai segna 170 e penso: “Ci siamo!Allora la vetta al 16% non dobbiamo ripeterla!”….ma all’improvviso un dejavu…laspiaggia…gli alberi che si infittiscono…ed eccola!

“Cazzo, ancora lei!” alleggerisco tutti i rapporti, ripensoa Maffy, guardo Thomas che sgambetta e…Cazzo i crampi!!! Avevo già avuto qualche avvisaglia nei kilometri precedenti, ma ora sono proprio loro!

Non riesco a spingere come vorrei. Le gambe stanno bene, ma il quadricipite destro si contorce. Ho fitte, a tratti atroci, ma sono su di una pendenza da Alpi e vado a 6km/h…se mi fermo sono perduto!

Cerco di stare sereno, rallento un po’ il ritmo di pedalata.La porto a termine, ma non è finita. Ancora il paesino casinista e festaiolo arroccato e poi si andrà verso Tenby.

Mi faccio coraggio, oramai ci siamo.

Scolliniamo. Inizia il tratto che conosco. Falsopiano che mi porta verso la zona cambio e mentre entro a Tenby….ecco Stefano! Sta già correndo, è sofferente in volto.

”Porca miseria!”. La strada che sto percorrendo in discesa in bici, sarà da fare in salita di corsa!! Fa nulla.

Arrivo sul vialone dell’arrivo della frazione di bici,ritrovo la mia crew, alleggerisco i rapporti, allargo le scarpette e scendo poco prima della linea di arresto. Nella concitazione perdo la borraccia con la Coca, pazienza.

Ritrovo subito il mio posto per la bike, poso Dwayne(GRAZIE!!!!) e corro verso la zona cambio.

Sono passate 7h50’ circa e sto bene. Devo fare pipì, ma non voglio perdere tempo e poi la userò come scusa per fermarmi un attimo in corsa.

Cerco il mio numero. Prendo la sacca rossa. Tolgo la salopette e i manicotti. Levo le calze fradice dalla bici e asciugo i piedi.Infilo le calze asciutte, metto le scarpe e la fascia per la rotula sul ginocchio destro, mi asciugo la faccia, metto il cappellino e sono pronto.

Inizio l’ultima frazione, quella di corsa.

Mancano “solo” 42km di corsa e ci siamo!

Esco dalla zona cambio e sto bene. I crampi accusati in bici mi hanno lasciato qualche fastidio ai quadricipiti, ma sto bene.

Inizio a correre. Sul vialone Laura, Marco e Alf mi fanno il tifo. Vedo anche Elena, la saluto ed esco dalla cittadina.

Iniziano i 4 giri da 10,5km che mi porteranno alla fine.

All’inizio della salita vedo gente già con un bracciale giallo al polso, qualcuno ne ha due (giallo e verde), altri 3 (mostri!).

I bracciali o elastici per i capelli, segnalano il giro che stai per terminare: giallo 1st LAP, verde 2nd LAP, azzurrino 3rd LAP e rossoFINAL LAP.

Incrocio Stefano con il suo bracciale giallo, lo invidio, mida un “5” e mi incoraggia…GRAZIE STE!!

E’ dura, durissima. I km non passano e la salita è infinita.Supero qualcuno, altri mi superano. Decido di fare tutti i ristori. Sono ogni2,5km e saranno 16 alla fine. Mi do piccoli obiettivi per non impazzire.

Arrivo al mio primo bracciale, sto bene. La salita è passata e la discesa mi aiuta nel recupero. Entro in città. Vedo i MIEI, c’è un sacco di gente, tutti che ti incitano, tutti che gridano il tuo nome, mi sento galvanizzato.

Il primo giro è andato. Mancano solo 30km!

In questa mia marcia di avvicinamento non ho molti amici.Faccio “staffetta” con un signore che va come me, ma è più leggero e in salita mi distanzia un pochetto. Non leggo i nomi delle persone che mi circondano,perché ora il pettorale è davanti e non più alle spalle. Leggo i nomi solo di quelli che vanno nel senso opposto a me e hanno già nuovi bracciali.

Le gambe sono sempre più pesanti. Inizio ad avvertire le prime scosse da crampi. Rincrocio Stefano che ha già 2 bracciali e va per il terzo. E’ concentrato, gli faccio un cenno, forse non mi ha visto.

Inizio a soffrire anche le discese. Altra salita, verso il secondo bracciale. Altro ristoro. Ora ho fame di salato. Prendo i Ritz, laCoca, l’acqua e mando giù tutto.

Corro verso la prima metà.

La gente continua ad incitarmi, urlano tutti, iniziano a darmi fastidio.

I bambini vogliono il “5” e io li scanso. La gente grida ilmio nome e io li schifo. ”Luca, hai un carattere di merda normalmente, ma questa gara sta tirando fuori il peggio di te!”

Siamo a metà, sono dolorante.

La schiena mi tormenta, così come il quadricipite destro.Inizio il 3° giro e non ce la faccio più! “Basta salita, bastaaaaaaa!!” e invece altri 3km verso la prima rampa.

Corro, corricchio ed infine cammino.

Provo a stretchare le gambe, ma non riesco a piegarmi dal mal di schiena. Provo mosse kamasutra in solitaria per stirare qualche muscolo;qualcosa si muove.

Affronto la discesa verso la nuova rampa che mi porterà al mio terzo bracciale. Ora inizio ad avere le visioni:ogni volta che incrocio qualcuno dal body azzurro, alto e con capelli rasati e barba mi sembra di vedere il mio mentore di vita Mario (era a Mergozzo! E cmq a km di distanza dame!) e mi vengono alla mente le sue raccomandazioni e quella frase: “Alla fine dell’Ironman una maratona sarà solo una maratona!”.

Nel frattempo Stefano mi raggiunge, mi supera e miincoraggia…gli mancano 6km, ha quasi finito: sei un grande!!!

Altra rampa. Terzo bracciale, altro ristoro, altra salita. E poi giù verso il porto. Entro in città, mio fratello fa un casino pazzesco(grazie!) che mi “infastidisce”. All’ingresso della città tre teppisti gallesi di 10 anni mi passano a sinistra col monopattino e inchiodano davanti a me per entrare in un vicoletto alla mia destra. Mi costringono a bloccarmi di botto:“PORCO ZIOOOOOO!” faccio per tirargli uno scappellotto, ma lo stop improvviso mi provoca un crampo pazzesco al quadricipite e la “mano santa” che avrebbe voluto percuotere l’ultimo di loro si ritrova immediatamente a massaggiare la gamba.

“Porca Troia!!! Mi mancano 13km e ho dolori pazzeschi alla gamba!”. Stretcho, kamasutro…ma nulla non passa. Accorcio il passo, va meglio.

Altra salita in centro città. Gente ubriaca e festaiola incita i futuri finisher, braccialati di rosso.

Dei ragazzi fanno un inchino a chi sta per finire. “GoodJob!” gridano. Io passo affianco a questi e….”Good job, but another lap foryou!”

“FANCULO!” penso, ma poi rido. C’hanno ragione. Quelli stanno finendo un’ora prima di me, quelli sono ad un km dall’essere IRONMAN!!

Inizio il mio ultimo giro. Altri 10km. Passo accanto alla mia crew, gli chiedo di stare tranquilli. Laura ha lo sguardo preoccupato, di chi sa cosa sto passando, mio fratello mi applaude rispettoso e Alf mi dice di stare concentrato.

Ultima volta che affronto questa cazzo di salita.

Mi do una regola per portare in fondo la maratona: correre per 1km e camminare per qualche centinaio di metro.

Corro, corro e i parziali si abbassano. Per non rischiare anche se ora sto bene, corro per 1.300m e cammino 200m.

Finisce la salita. Sta andando verso il mio ultimo bracciale, quello rosso. Affronto la rampa che mi porta al “Santo Graal” con tutta la cattiveria che ho in corpo.

La ragazzina che da i bracciali è già li che mi aspetta,allungo il braccio, me lo infila. Ora è discesa!!

La gente inizia a congratularsi: “Great Job, Luca” “You arethe best!” “Good,good,good job!”. Mi viene il magone.

Guardo quelli che hanno solo uno o due bracciali, mi fanno pena, ma al tempo stesso lustro il mio bel bracciale rosso: “Ehy Guys! Sto per finire!”. Ora sono io quello da invidiare!

Rientro in città, mancano oramai 2km. Crampo crampo crampo.Mi devo fermare. Lo tiro, corro. Crampo. Mi fermo di nuovo. Ri-tiro e via.

Cerco i ragazzi dell’ “…another lap for you!”; voglio anche io l’inchino, non ci sono “FUCK!” penso e corro verso le ultime curve.

Altro crampo. Mi fermo. Una signora mi grida “Just after the corner”.

E’ vero, ci sono!


E’ il mio momento! Curva verso destra, piccolo rettilineo e sotto un arco di pietra due cartelli: a sinistra i FINISHER a destra LAP.

Giro a sinistra, mani in testa dall’incredulità: “ce l’ho fatta!”

20 metri, in cui penso a tutta la fatica fatta, le rinunce e i sacrifici, trattengo a stento le lacrime; altra curva a destra e iniziano i 200m finali sul tappeto rosso.

Guardo tutte le persone assiepate lungo le transenne, le ringrazio nella mia testa, vorrei abbracciarle una per una.

20 metri davanti a me arrivano due assieme, dietro di me nessuno.

Voglio sentirla quella frase, rallento un pò, lo speaker è distratto, vorrei chiamarlo ma finalmente si accorge di me, butta uno sguardo al mio pettorale e pronuncia le 5 parole più desiderate nell’ultimo mio anno di vita:

“LUCA, YOU ARE AN IRONMAN!”.

Author: redazione

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3 Comments

  1. Grazie Luca, ho 50 anni, ho iniziato a nuotare 9 mesi fa, ho la mia prima bici da 5 mesi e fatico a correre ma è per le emozioni che racconti che con tanta fatica sto preparando il mio Iron nel 2015. Ho corso i primi sprint, gli olimpici, mi sono avvicinato ad un mezzo iron con la staffetta. Grazie perché le tue parole hanno lasciato un segno! m.

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  2. Good Job Luca! Just another post like this one and I cannot resist!

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