Ogni cosa “ha” un suo tempo, anche nel Triathlon

Dove cominciano i sogni? E quanto durano? E’ giusto inseguirli fino alla fine o a volte si rischia di essere ridicoli? Sono domande che mi hanno sempre creato molti dubbi e che mi hanno accompagnato negli ultimi anni, facendomi perdere forse il contatto con la semplicità del sognare solo per il gusto di farlo, dando troppa importanza a voci sbagliate. Ho cominciato a praticare sport per esigenza, dovevo e volevo stare un po’ meglio fisicamente, togliere qualche chilo, e appassionarmi a qualcosa di sano. Dopo 10 anni di sport, 54 chili persi, e tantissime sconfitte, ho messo finalmente a fuoco alcuni aspetti importanti che da oggi potrò considerare due frecce al mio arco. Nell’apparente monotonia degli allenamenti, fatti quasi senza un perché, c’è più amore e passione di quello che si possa pensare; c’è sacrificio, c’è voglia di buttarsi alle spalle una giornata andata male, c’è voglia di riprendere contatto con quello spazio di sofferenza a cui non voglio rinunciare.

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Nel silenzio della piscina, fino a poco tempo fa luogo di profonda solitudine per me, quando tutti i rumori spariscono e si rimane da soli nel cercare di rendere più armonico un gesto che dovrebbe essere naturale, ho capito quanto deleteria sia la fretta nel voler raggiungere a tutti i costi un risultato che invece necessita di un suo tempo fisiologico. Ho capito che un passo alla volta è sempre meglio che un salto nel buio, che la sofferenza aumenta e diventa dolore, quando si perde il contatto con la testa, e che si rovina un qualcosa di bello se non lo si vive nel modo migliore, cioè quello del “non aspettarsi mai niente”. E’ lecito e giusto sognare, certamente, ma i sogni vanno anche innaffiati con un po’ di pazienza e un pugno di umiltà, altrimenti non cresceranno mai. E’ come se finalmente mi fossi levato di dosso il peso del dover dimostrare tutto a tutti, ogni giorno, sempre. Da diverso tempo qualcosa è cambiato, da diverso tempo sono più sereno e vivo allenamenti e gare con uno spirito totalmente diverso, cercando il divertimento e usando la testa, senza dimenticare la sana competizione. Ho capito che ci vogliono anni per raccogliere qualche risultato, e che non è quella la cosa che conta ma l’impegno che ci metti per raggiungerlo che ti gratifica e ti fa sentire migliore, ho capito che riuscire a ritagliarsi del tempo utile per fare qualcosa che ti piace non è da pazzi, è da innamorati. E ho capito che se alleni anche la mente sei più solido, lucido e razionale, e che le emozioni a volte sono come un boomerang, tornano indietro e ti fanno male invece che bene. Ho capito che se le cose le prendi “facile”, tutto si alleggerisce, niente diventa un peso, e tutto è realizzabile, tutto!

E poi, ho capito quanto sia sano stare anche dall’altra parte della barricata, guardare una gara dal di fuori senza parteciparvi; è un toccasana naturale, una medicina che potrebbe guarire molte persone affette dalla sindrome del Professionismo.

E allora? Tu incomincia a sognare.
Sto arrivando. C’è il mio amico Dega a Kona, non posso perdermelo!

Author: Giacomo Petruccelli

Giacomo si laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche nel 2005, completando il suo percorso di formazione con un Master in Marketing Farmaceutico e un Dottorato di Ricerca in Biochimica-Fisiologia e Patologia del Muscolo. Nel 2013 comincia a lavorare nel settore del Food & Beverage e nel 2015 completa il Master of Management in Food & Beverage con la Bocconi School of Management, specializzandosi nel frattempo in Comunicazione Digitale. Zone Consultant Enervit e Istruttore Group Cycling Technogym BLACK LEVEL, Giacomo segue il progetto Triathlon Time nel ruolo di Copywriter e creatore di contenuti, è autore di 7 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed ha collaborato con la redazione web della "Società Italiana di Farmacia Ospedaliera" occupandosi di recensire newsletter informative sull'uso corretto delle diverse piattaforme di comunicazione online nel settore farmaceutico/ospedaliero italiano.

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