Un training camp a Predazzo? Sai cosa ti dico? Magari vai al mare…

di Micol Ramundo

Ti guardi da fuori e sei qui che cerchi di dare ordine a un discorso di logica promozione per TrainSmart; ti ritrovi con un caldo bestiale e un ventilatore che ti punta in testa e scompiglia i pensieri.

Nonostante la temperatura, ti vedi ancora con un velo di lucidità per capire quanto sia difficile mettere insieme un elenco di buone ragioni, per le quali questi poveri disgraziati dovrebbero preferire un training camp di “sudore e sangue” sulle Dolomiti ad un lettino accarezzato dal vento, su una qualunque spiaggia estiva.

TrainSmart 2015

Perché la questione è che in questi giorni anche tu Micol sei stata lì, più volte, a “raccontargliela su” a quelli che ancora tentennano e stanno valutando se esserci o meno quest’anno a Predazzo.

A loro hai detto che saranno più i sorrisi, che le smorfie di dolore. Alla fine tua madre fin da piccola ti ha sempre ripetuto che le bugie, dette a fin di bene, si possono dire. Quindi niente peccato.

Gli hai raccontato che alzarsi la mattina alle sette in pieno agosto, per buttarsi in acqua pochi minuti dopo per l’allenamento di nuoto, non sarà affatto un sacrificio; si è in tanti e si visualizzano mitici traguardi tutti insieme. A casa, tua madre, per non saper né leggere, né scrivere, l’avrebbe chiamata ‘isteria di massa’. E un po’ hai finito con il darle ragione negli anni, trovandoti a tuo agio nel condividere queste strane manifestazioni dello spirito degli amanti dell’endurance.

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Li hai convinti che mica possono precludersi le emozioni forti dei brividi allo stomaco, quando raggiungi nell’ordine il Pordoi, il Sella, il Gardena e il Campolongo. Quando gliel’hai raccontato, il primo anno, l’ha capito anche tua madre che quando va così non è il fascino delle Dolomiti, ma hai semplicemente segato in pieno la strategy alimentare, preso com’eri a giocare a fare l’eroe sui pedali lungo il tracciato del SellaRonda.

Sei stata lì a dirgli che sarà una settimana all’insegna della sana alimentazione, del riposo e di quella speciale forza del gruppo, che ti trascina con l’entusiasmo fraterno a trovare energie per compiere imprese sportive straordinarie. Quanta tenerezza ti hanno fatto i loro occhi sognanti e totalmente miopi alle reali situazioni che li aspettano. In quella settimana, finiscono più o meno tutti con l’essere così compulsivi nel trangugiare gel, barrette energetiche e sali, che non gli può andare giù nulla di più elaborato di un riso bollito e qualche verdura cotta; l’unico riposo di cui hanno memoria alla fine del camp, è quello dei pochissimi istanti che dopo pranzo, ogni giorno, precedono quella specie di svenimento a letto, senza il quale nessuno avrebbe la forza nemmeno di scendere le scale.

E la coesione del team che in un solo afflato porta tutti insieme sotto il traguardo e che neppure De Amicis avrebbe potuto rendere a parole? Ma se saresti pronto a venderla, tua madre, pur di arrivare là in cima per primo e fare pure finta di non aver dato neanche tutto! Pensa se ci arrivi prima di Risti e Fontana, poi. Roba da raccontare ai nipoti: mica sono poi così più forti di te alla fine questi professionisti.

Un sacco di balle, insomma. Non crederci!

Non ci sono motivi veri per preferire un training camp di triatleti a una vacanza al mare con la famiglia.

Però, alla fine di tutto questo, sai cosa ti dico? Che se non ci vieni, ti perdi una delle più belle ed emozionanti esperienze della tua vita. Che quando ci salutiamo, l’ultimo giorno prima di tornare a casa, il magone prende un po’ tutti e ti faresti ancora una volta il Giau pur di avere un giorno in più.

Che tu ci creda o no!

Micol

Author: redazione

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