E’ più dura la preparazione di un Ironman o di una Maratona?

Vien facile pensare che la preparazione di un triathlon di distanza Ironman sia qualcosa riservato a supereroi e che quindi sia più complicato ma soprattutto fisicamente distruttivo rispetto alla preparazione di una maratona. Ma è davvero così? Un gruppo di studiosi statunitensi ha provato a fornire una risposta, una volta per tutte. Ecco cosa è stato osservato.

Dopo aver individuato 15 maratoneti e 15 triatleti Ironman della medesima età, peso, composizione corporea, livelli  di VO2max, esperienza e livello di prestazione (valutati dai risultati della gara), i ricercatori, utilizzando un’analisi dei dati fisiologici e dei dati emersi dai diari di allenamento, hanno calcolato diverse informazioni che prevedono il carico di allenamento, il tempo totale dedicato alle sedute e il tempo della competizione.

Il risultato?

Ironman World Championship endurance Ironman Elena Casiraghi preparazione della maratona allenamento Maratona IronmanPreparare una maratona è senza dubbio più difficile. Il motivo principale è il tempo da dedicare all’allenamento e l’intensità delle sedute. Un Ironman in genere ha più volume ma un’intensità inferiore rispetto a un protocollo standard di preparazione per la maratona. Ciò può aiutare a spiegare perché l’allenamento per una maratona “a secco” (in particolare se si cerca il proprio personal best time), può lasciare anche ai triatleti Ironman più acciacchi dal punto di vista muscolare nei giorni che seguono l’evento.

Ovviamente questo non significa che la preparazione di una gara Ironman sia una passeggiata. Non scherziamo. Ma in termini di quantità di carico per unità di tempo, è risultato essere più difficile la preparazione per una maratona.

E’ necessario considerare un altro fatto che aggiungo all’articolo citato come fonte: l’aspetto muscolare, quello osseo e quello articolare. La preparazione di un Ironman offre il vantaggio di alternare le discipline seppur, senza dubbio, sia estremamente impegnativo conciliarle. Spesso si allena il medesimo metabolismo ma utilizzando un’altra disciplina che, a differenza della corsa, ha un minor impatto a livello muscolare. E’ il caso del ciclismo. E ancora. Il nuoto permette perfino un alleggerimento di quelle strutture che dalla corsa stessa - ma anche dal ciclismo - vengono stressate. Come nel caso della muscolatura della catena posteriore. E uno stile in particolare, il dorso, permette il potenziamento di quei muscoli spesso deboli che favoriscono nella corsa l’insorgere di alcuni infortuni. Mi riferisco ai bicipiti femorali, la parte posteriore della coscia per intenderci.

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Durante la competizione, infine, mettendo a confronto i pattern motori della corsa dei due 42,195 km, è possibile osservare nella maratona “a secco” una maggior ampiezza del gesto rispetto alla frazione podistica dell’Ironman. In pratica i muscoli si allungano maggiormente in condizioni di carico, ovvero, vi è un’aumentata componente di lavoro eccentrico. Questo comporta maggior sensazione di dolori muscolari tardivi (DOMS) e un aumento del rischio di danni muscolari.

Nella frazione podistica dell’Ironman invece, vi è un adattamento della tecnica di corsa per via delle condizioni muscolari nelle quali il triatleta si trova al Simone Barlaam Ironman World Championship endurance Ironman Elena Casiraghi preparazione della maratona allenamento Maratona Ironman integrazione Ironman Vichy SoloWattaggio idratazione Ivan Risti termine della frazione ciclistica: il bicipite femorale è stato già affaticato (anche se una corretta posizione in sella consente di limitarne l’affaticamento durante la pedalata) e questo fattore impone una corsa di minor forza che viene compensata da una maggior frequenza di appoggi al minuto rispetto alla corsa “a secco”. Infine, l’affaticamento generale dopo il nuoto e la bici incide in maniera decisiva sulla tecnica di corsa, costringendo a tenere un ritmo inferiore rispetto alla corsa eseguita in condizione “a secco” e, proprio per questo, coinvolge in maniera più contenuta la muscolatura posteriore della coscia.  Questo fattore risulta però anche un probabile vantaggio dal punto di vista dell’assunzione di energetici in corsa: nella maratona “a secco” gli organi digerenti come stomaco e intestino risultano esser maggiormente coinvolti proprio per la tecnica di corsa e questo rende maggiormente difficile l’integrazione energetica e l’idratazione e favorisce l’insorgere di stress gastrointestinali. Al contrario nella frazione podistica dell’Ironman l’integrazione energetica sembra esser facilitata.

Elena Casiraghi Ph.D.

 

Fonte: http://www.triathlete.com/2017/08/training/harder-marathon-ironman-training_305202

Author: redazione

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