Riccardo Barlaam: “Nuotate, pedalate, correte, camminate. Uscite di casa e da voi stessi.”

Riccardo Barlaam, giornalista de "Il Sole 24 Ore" e autore del libro "Tutte le salite del mondo"Riccardo Barlaam è un giornalista con una sensibilità troppo grande in un tempo frenetico come quello di Internet, dove rimanere connessi col mondo sembra quasi essere l’unica vera ragione di vita, e dove di sensibilità “in giro” se ne vede meno che poca. Ma anche se passa la maggior parte del suo tempo in redazione a seguire le notizie in tempo reale (la redazione è quella de Il Sole 24 Ore), è sempre riuscito nell’arco della sua giornata a ricavarsi qualche ora per lo sport. E’ autore di un blog sull’Africa (africa.blog.ilsole24ore.com) e ogni mese commenta i fatti economici per “Nigrizia“. Nel 2008 ha vinto il premio giornalistico “Enzo Baldoni”. Nel 2009 ha pubblicato il libro “Miracolo Africano” e ha fondato AfricaTimesNews, portale indipendente di informazione realizzato con la collaborazione di un gruppo di giovani giornalisti africani. È consigliere comunale-ciclista a Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, primo comune d’Italia ad avere adottato un piano urbanistico a zero consumo di suolo. Riccardo è una di quelle persone che anche se ti capita di conoscerlo prima via mail che personalmente (come è successo a me) ti lascia sempre lo stupore e la speranza che è grazie a persone come lui che il mondo può ancora essere un posto migliore, e che condividere sentimenti attraverso la “felice sofferenza” dello sport, sia una delle strade che portino l’uomo a purificarsi e a conoscersi un po’ meglio nel proprio cuore.

Ciao Riccardo e grazie di aver accettato l’intervista per Triathlon Time. Hai spesso dichiarato che per te lo sport è come una terapia, fisica e interiore. Un modo per ascoltarsi e mettere a posto i pezzi. Da quanto tempo sei “in cura”?Riccardo Barlaam, giornalista de "Il Sole 24 Ore" all'arrivo della 100 km del Passatore

“Sono in cura da quando l’ho scoperto. Diciamo: 26 anni fa. Una vita. In un giorno di primavera, la primavera romana non so se avete presente. Con le sue luci, i suoi tramonti e il suo tepore. Negli anni universitari, complice un mio coinquilino di allora, Marcello, ricercatore di Messina, indossai per la prima volta le scarpette da corsa per provare il giro che lui faceva nel parco di Villa Torlonia. Un anello di 1-2 chilometri dove ci si sfidava con gli amici, con il cronometro in mano. Riuscii a stargli dietro per tutta la durata della mia prima corsa. Alla fine stavo bene. Sudato. Sfatto. Ma stavo bene, come non mai: avevo scoperto quella che io ora chiamo “sporterapia”, cioè lo psicologo che abbiamo a disposizione gratis ogni volta che facciamo fatica, l’idea di ascoltarsi e di mettere a posto i pezzi della vita. Da allora no ho mai smesso.”

Come scegli le tue avventure? Hai una “ricetta” particolare oppure segui l’istinto del “mettere a posto i pezzi”?

“Di solito scelgo le gare che non ho mai fatto e che avverto come una sfida. In questo modo, ho concluso una quarantina di maratone, un Ironman, diversi 70.3, la 100km del Passatore, qualche gara di skialp. Ogni nuova gara, soprattutto quelle mai fatte prima, è una scusa per allenarmi. Se hai un obiettivo fissato sul calendario sai che, bene o male, un po’ devi prepararti per arrivare in fondo. E non puoi barare. Comincio da lì, dalla data sul calendario. E cerco sempre sfide nuove per avere stimoli per prepararle. Quando non riuscirò più a farle mi godrò la sensazione dei ricordi più belli. Anche se c’è ancora tempo. Il mio vero e unico obiettivo è fare come quel signore tedesco che ha terminato pochi minuti dopo di me l’Ironman Zurich. E’ arrivato in fondo a 75 anni.”

Riccardo Barlaam, giornalista de "Il Sole 24 Ore" sull'ultima salita del Mont VentouxIl tuo ultimo libro “Tutte le salite del mondo” è un vero e proprio tributo alla bicicletta attraverso il sacrificio personale che si impiega per arrivare in cima ad ogni vetta. Che valore ha per te la sofferenza e come ti ha trasformato a livello umano?

“Purtroppo la vita non risparmia a nessuno i momenti brutti. Prima o poi arrivano. Con lo sport, attraverso le gare di endurance, ho scoperto il valore che ha la fatica e il superare il limite che tutti abbiamo. Un limite fisico che prima che essere fisico è più di testa. Non so come spiegarlo ma ogni volta che succede, in una maratona, in un Ironman, quando ti sembra di non farcela più e vai avanti e non molli.. a un certo punto, come per una strana alchimia, tutta quella fatica boia non esiste più, finisci in uno stato quasi di grazia, di beatitudine - non prendetemi per pazzo - stai bene, sei sereno. Tutto ti passa davanti ma non ti abbatte più di tanto. In questo senso lo sport e la fatica nello sport aiutano a trovare la forza interiore per affrontare i problemi veri, che sono quelli della vita. Senza soccombere davanti alla paura. Ma a faccia alta. Come quando in bici vai da solo, senza scia - chi fa il triathlon sa di cosa parlo - e prendi tutto il vento. E vai avanti. Prendi il vento. Ma tu vai più veloce perché - come direbbe il mio amico Aldo Rock - “uomo, tu la forza ce l’hai dentro”.”

La tua esperienza lavorativa come giornalista de “Il Sole 24 Ore” ti ha portato a trattare temi di politica internazionale, ed oggi il tuo sguardo è rivolto con particolare amore verso l’Africa, uno dei posti meno seguiti al mondo dai media internazionali. Può essere la bicicletta un mezzo di comunicazione per risvegliare le coscienze.. ?

“Ti consiglio di leggere in proposito “La bicicletta di bambù“,  il bel libro del mio amico Matteo Sametti che ha attraversato tutta l’Africa e l’Europa con una bicicletta costruita in loco con le canne di bambù ed è arrivato fino a Londra alla vigilia delle Olimpiadi. Il mondo è sempre più piccolo grazie ai mezzi di comunicazione, ai low cost, a Internet. Io sono condannato a sapere tutto quello che succede nel mondo in tempo reale dallo schermo di un pc. A un certo punto mi è venuta voglia di fare qualcosa di concreto e allora con un gruppo di giovani giornalisti africani abbiamo fondato un sito, AfricaTimesNews (andatelo a leggere o attaccatevi alla pagina Facebook, ogni click è un aiuto) che loro aggiornano ogni giorno con notizie fresche che vengono dall’Africa. Per loro è un lavoro, per me è un piccolo impegno concreto per sentirmi, attraverso il sostegno finanziario, più vicino a questi amici conosciuti in Africa. Africa che in questi ultimi anni è diventata pericolosa - nel deserto appena vedono un bianco, se ti va bene, ti sequestrano per avere un po’ di soldi – ma che fino a poco tempo fa si poteva girare in bici senza problemi dal nord al sud perché loro, gli africani, hanno una ospitalità che abbiamo dimenticato. E che forse da noi c’era nei piccoli paesi negli anni Cinquanta.”

Riccardo Barlaam, giornalista de "Il Sole 24 Ore" dopo l'Ironman Zurich 2015Hai all’attivo un gran palmares come amatore dell’Endurance. Quali sono le tue prossime sfide? E cosa consiglieresti a chi vuole fare della sofferenza la sua terapia?

“Sono iscritto alle Strade Bianche e alla Parigi Roubiax. Poi probabilmente farò il 70.3 a Chia, in Sardegna, e prima di maggio una maratona da qualche parte. Il mio obiettivo dell’anno è finire due Ironman Full distance (visto che uno l’ho già fatto) a pochi mesi di distanza. Sul mio calendario ho segnato due date: 5 giugno il Challenge Venice e il 26 settembre l’Elbaman. Con le sue salite. Un consiglio? Mettete le scarpette, lasciate per un po’ il divano e uscite di casa. Correre, camminare, andare in bici, nuotare. E’ lo stesso. Uscite di casa e da voi stessi. Ci guadagnerete in salute e amici.”

Grazie per la bella chiacchierata e a presto.. in cima a tutte le salite del mondo!

“Grazie a voi.. vi aspetto!”

Author: Giacomo Petruccelli

Giacomo si laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche nel 2005, completando il suo percorso di formazione con un Master in Marketing Farmaceutico e un Dottorato di Ricerca in Biochimica-Fisiologia e Patologia del Muscolo. Nel 2013 comincia a lavorare nel settore del Food & Beverage e nel 2015 completa il Master of Management in Food & Beverage con la Bocconi School of Management, specializzandosi nel frattempo in Comunicazione Digitale. Zone Consultant Enervit e Istruttore Group Cycling Technogym BLACK LEVEL, Giacomo segue il progetto Triathlon Time nel ruolo di Copywriter e creatore di contenuti, è autore di 7 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed ha collaborato con la redazione web della "Società Italiana di Farmacia Ospedaliera" occupandosi di recensire newsletter informative sull'uso corretto delle diverse piattaforme di comunicazione online nel settore farmaceutico/ospedaliero italiano.

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