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Psicologia e performance: gli errori cognitivi nel Triathlon

 Abstract dalla tesi di Anna Paola Montagnoli – vedi precedente articolo con test

La mia tesi di ricerca va ad indagare alcuni risvolti psicologici all’interno di questa pratica sportiva: la superstizione, l’ansia da competizione e alcuni bias cognitivi¹. Per poter capire quali tipi di bias possono essere riscontrati nella pratica sportiva del triathlon, sono state preventivamente fatte delle interviste, non strutturate, a tre diverse categorie di triatleti: high performer, medium performer, low performer. Una volta individuati i possibili errori cognitivi, è stato steso il test con domande chiuse a risposta multipla ed è stato integrato poi con il Superstitious Ritual Questionnaire che indaga possibili comportamenti superstiziosi negli atleti e il Competitive State Anxiety Inventory 2 che misura l’ansia da competizione.

In questa ricerca sono stati testati 118 atleti di età e anni di esperienza nel triathlon diversi. Ai soggetti è stato chiesto di compilare via telematica il test che consisteva appunto in pacchetti di domande a risposta chiusa. Una volta raccolti e schedati i risultati, sono state ricercate le correlazioni tra le variabili in esame. I risultati della ricerca hanno fatto emergere che i triatleti sono soggetti agli errori cognitivi che abbiamo ricercato e in particolar modo lo sono per quanto riguarda l’Affect Heuristic (AH) che misura  il giudizio rischi-benefici rispetto a determinati prodotti e la superstizione. Da quanto emerso dai risultati della ricerca inoltre, appare evidente una forte correlazione tra queste due variabili (AH e SRQ), il che ci fa dedurre che la presenza di una preferenza dettata dall’Affect Heuristic sia data anche da una caratteristica superstiziosa e viceversa. Infine è stato riscontrato che i triatleti hanno una percezione distorta delle loro prestazioni sportive in base ad un confronto tra una valutazione qualitativa della propria posizione in classifica di una gara e una valutazione quantitativa della stessa.

 Come detto, prima di iniziare la stesura del test sugli errori cognitivi, per poter capire quali tipi di bias possono esser riscontrati nella pratica sportiva del triathlon sono state fatte delle interviste, non strutturate, a tre diverse categorie di triatleti. Ai soggetti è stato dato il più possibile libero spazio di risposta, in modo da poter cogliere qualsiasi sfumatura o momento critico legato alla disciplina. Dopo aver raccolto le informazioni, sono state confrontate le interviste e sono state supposte delle fasi decisionali in cui venivano riscontrati dei possibili errori cognitivi. Da questo lavoro è emerso che:

  • Gli atleti hanno una diversa percezione di quello che è il percorso di gara se questo viene ripetuto una o più volte. Da ciò, si è dedotto che tale percezione sia influenzata dall’euristica che comporta l’Anchoring Effect (L’Anchoring Effect è un’euristica psicologica, che spinge le persone ad essere dipendenti nei giudizi e valutazioni da un punto di riferimento, definito “ancora”);
  • Gli atleti hanno una determinata tipologia di alimentazione, specie per quanto riguarda l’utilizzo di barrette, integratori e sali minerali, che difficilmente cambiano. Questa tendenza può essere collegata allo Status Quo Bias (Lo Status Quo Bias è un bias cognitivo, una preferenza, per lo stato attuale delle cose);
  • L’impressione generale nei confronti di un altro atleta durante o prima di una competizione è influenzata dai propri sentimenti e pensieri. Questa euristica comporta l’Halo Effect (L’Halo Effect è un bias cognitivo in cui l’impressione generale di una persona è influenzata dalla percezione di uno o più tratti della stessa o degli oggetti propri alla persona);
  • L’opinione di un’atleta nei confronti di un prodotto è influenzata dall’Affect Heuristic (L’Affect Heuristic è una scorciatoia mentale che permette alle persone di prendere delle decisioni e risolvere i problemi in modo rapido ed efficiente ma che è influenzata dalle emozioni).

Sono quindi stati costruiti dei pacchetti di domande a risposta multipla contenenti i 4 diversi bias riscontrati. Per quanto riguarda la superstizione è stato usato il Superstitious Ritual Questionnaire che è però stato riadattato al tipo di sport e al contesto in esame. Per l’ansia da competizione è stato usato il Competitive State Anxiety Inventory 2 che è stato somministrato due volte, la prima immaginandosi in una situazione di quiete prima di un allenamento e la seconda in una situazione di tensione prima di una competizione.nPer cercare di categorizzare il genere di atleti che ha partecipato alla ricerca sono state poste due domande riguardanti la prestazione sportiva: la prima chiedeva di indicare la propria posizione in una classifica di una gara di triathlon olimpico suddivisa ipoteticamente in tre parti (high, medium e low performer), la seconda invece chiedeva di indicare, in base ad un range di tempo specificato, con quali tempistiche si termina solitamente una gara di triathlon olimpico. Per quanto riguarda i risultati, come previsto è stata riscontrata una correlazione positiva nel bias ricercati e negli altri test. Il risvolto interessante è stato nella forte correlazione trovata nel test sulla superstizione che veniva confermata per tutte e quattro le sue sottoscale che andavano ad indagare la presenza di rituali superstiziosi sotto diversi aspetti:

  1.  Aspetto;
  2. Feticismo;
  3. Ritualità;
  4. Spiritualità.

Inoltre è stata trovata una forte correlazione anche per quanto riguarda L’Affect Heuristic in tutti e tre i prodotti indagati: scarpe, muta e bici. La cosa più sorprendente è che la correlazione positiva è stata trovata anche tra il test sulla superstizione e lo stesso Affect Heuristic. Per quanto riguarda l’Affect Heuristic in un contesto di valutazione di un prodotto è interessante notare come quest’euristica venga utilizzata nel giudicare i rischi e benefici di qualcosa a seconda delle sensazioni positive o negative che le persone associano allo stimolo, viene quindi da supporre che la correlazione tra questa euristica e il test sulla superstizione sia data dalla preferenza delle persone per certi tipi di prodotto e certe marche che è spinta anche da una caratteristica superstiziosa degli atleti e in ogni caso da una spinta affettiva.

 

 

GRAFICO 1: Modello dell’Affect Heuristic per spiegare il rapporto rischio/ beneficio confuso. Le scelte di valore del rischio e del beneficio si presume, siano dedotte da una valutazione complessiva affettiva verso lo stimolo in questione. (Alhakami e Slovic)

 

Le persone formulano giudizi e valutazioni sulla base dell’esperienza passata, e questa non è altro che una serie d’impressioni emotive e sensazioni affettive che gli individui maturano dall’esperienza con un prodotto (o marca) e che restano sistematicamente associate ad esso nella memoria. All’esperienza infatti, viene associata un’emozione dai connotati positivi o negativi che viene recuperata e impiegata nella soluzione del problema decisionale. Oltre allo studio sui bias cognitivi, sulla superstizione e sull’ansia da competizione, è stata trovata un’interessante particolarità. Andando ad analizzare in percentuali le risposte riguardanti la posizione in una classifica suddivisa in high, medium e low performer, queste risultavano molto diverse dalle percentuali di tempo di conclusione di una gara olimpica.

Percentuale della posizione in classificaQuesta differenza può essere data dal fatto che la domanda sulla posizione in classifica è una richiesta qualitativa che viene data dall’atleta in base alla soggettiva percezione delle proprie capacità, mentre il tempo di conclusione di una gara olimpica è un riferimento quantitativo più realistico di tipo oggettivo. Ciò dimostra che la percezione degli atleti per quanto riguarda la loro prestazione in gara è discostata dalla realtà e le loro impressioni sono dunque sbagliate, avendo di conseguenza un riferimento non valido. Questa ricerca nasce dalla comunione di due mie passioni: la psicologia e il triathlon. Il triathlon è uno sport tutto sommato nuovo, cui è stata rivolta poca attenzione specialmente dal lato psicologico mentre, proprio per la richiesta di allenamenti diversificati e di resistenza, non che di strategia, risulta molto interessante come possibile oggetto di studio sotto svariati aspetti. Insieme alla una collega Elena Schiavetti è stato sviluppato un programma di mental training per aiutare gli atleti ad essere maggiormente consapevoli delle proprie capacità attraverso le tecniche di mindfulness e poter quindi far fronte a quelli che sono gli errori più comuni commessi dagli atleti. Il progetto messo a punto intende aiutare gli atleti ad imparare a gestire le proprie emozioni, tollerare la frustrazione e l’ansia ed evitare distrazioni migliorando le proprie capacità di concentrazione. Le pratiche di mindfulness infatti possono aiutare gli atleti a sviluppare e perfezionare le performance sportive in una varietà di situazioni competitive. La mindfulness aiuta a gestire quegli aspetti emozionali, comportamentali e interpersonali che impediscono di conseguire migliori livelli di prestazione sportiva, inoltre ha ripercussioni positive su molti altri aspetti della vita.

Percentuale del tempo impiegato: classifica Olimpico

 

In particolare la mindfulness può essere di aiuto per:

  • Migliorare la propria capacità di concentrazione sul corpo e sulla mente;
  • Raggiungere una quiete interiore e la calma in mezzo a contesti altamente competitivi e stressanti;
  • Diventare più consapevoli della posizione del corpo, delle sensazioni fisiche, delle emozioni, dei pensieri, della qualità del proprio stato mentale e delle condizioni ambientali in cui ci si trova a gareggiare;
  • Realizzare livelli di abilità più elevati aumentando l’integrazione tra il sistema propriocettivo del corpo, una più raffinata consapevolezza sensoriale e la coscienza (pensieri, immagini, emozioni);
  • Affidarsi maggiormente al “corpo intuitivo” per affinarne e valorizzarne le prestazioni e raggiungere lo stato di “flow”.

Alessandro Degasperi taglia il traguardo dell'Ironman 70.3 di Buenos Aires realizzando la migliore frazione podistica (01:14:56)

Per essere un atleta completo e per diventare un campione bisogna avere testa. Servono sicuramente allenamento e spirito di sacrificio, ma questo vale poco senza sapere come gestire emozionalmente i momenti decisivi. Tutti i grandi atleti sono tali proprio grazie alla loro capacità di essere al meglio nei momenti difficili. L’aspetto mentale della prestazione sportiva dunque, rappresenta l’elemento che chiude il cerchio dei fattori che determinano il successo di un programma di allenamento, perché oltre alla preparazione fisica e alla tecnica, quello che fa la differenza è la preparazione mentale.

Ho potuto realizzare questa tesi grazie al prezioso contributo di TriathlonTime, e di triathlontravel che mi hanno aiutata a pubblicizzare la mia ricerca e a raccogliere volontari per il test.

 

1. in psicologia cognitiva indica un giudizio (o un pregiudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque ad un errore di valutazione o mancanza di oggettività di giudizio.

 

 

annapaola volantino