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Polignano a Mare incontra Coach Jamie Turner

Coach Jamie Turner (Photo courtesy: trizone.com.au)Il neozelandese Jamie Turner è uno dei migliori allenatori di Triathlon del mondo; nel 2015 ha ricevuto dalla Federazione Australiana (per cui lavora) il premio “High Performance Coach of the Year Award“. Inoltre, è anche allenatore di un gruppo di atleti di varie nazionalità “oltre” ad essere il Coach della Campionessa del Mondo in carica e fresca medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio 2016 Gwen Jorgensen (USA). Il suo gruppo di atleti, nei mesi invernali fa base a Wollongong (città costiera dell’Australia sud-orientale nello Stato del Nuovo Galles del Sud) ed è noto come i Wollongong Wizards. Un posto tranquillo a sud di Sidney, dove pulsa forte il cuore del Triathlon, un battito di cui si sentirà l’eco anche nei prossimi anni. Jamie Turner crea triatleti completi, e i risultati fino ad ora sembrano essere dalla sua parte. Un gruppo fatto di talenti dove una differenza significativa la fa l’approccio mentale al Triathlon; il “coaching” per Jamie infatti, è l’impegno costante dall’inizio alla fine, è la ricerca spietata dell’eccellenza, è lavorare sodo per poter garantire agli atleti tutte le migliori condizioni per vincere. L’ambiente di lavoro è rilassato e con direttive precise da seguire. Tutti si trovano a competere quotidianamente e tutti fanno sacrifici per far parte di questo gruppo, ma ogni atleta riesce ad imparare sia individualmente che dal gruppo. Ho avuto il piacere di incontrarlo in occasione del Triathlon Olimpico di Calaponte a Polignano a Mare, gara organizzata dalla mia società (Otrè Triathlon Team), dove è stato ospite d’eccezione grazie alla collaborazione con Dedaelementi. Nel pomeriggio di sabato 28 Maggio, Turner ha tenuto un incontro pubblico con tecnici ed appassionati, nel quale ha risposto direttamente ed attraverso una breve presentazione, alle mie domande. Ve le proponiamo qui di seguito:

 

1)   How did your vocation to the Triathlon? There was a time when you realized that this was your sport and your job?

(Come è nata la tua passione per il Triathlon? Quando hai capito che sarebbe stato il tuo lavoro?)

Ero un ciclista, a 26 anni ho iniziato a lavorare come Coach in Australia con atleti provenienti da atletica, ciclismo, nuoto e nuoto di salvamento, per avviarli al Triathlon. Ero indeciso tra l’attività di insegnante e quella di Coach, ho preferito la seconda per un rapporto sullo stesso piano con i miei atleti; spesso gli alunni non si confrontano in maniera totalmente aperta con i propri insegnanti perché questi si trovano comunque in una posizione di forza.”Rio 2016 (Photo courtesy Gwen Jorgensen_twitter.com)

 

2)   The athlets that you follow use to train in group or individually?

(Gli atleti che segui si allenano in gruppo o individualmente?)

“Definisco il gruppo di atleti che seguo un gruppo di individui. Ciò che ogni atleta fa è mirato al proprio miglioramento, gli atleti competono per le stesse medaglie e la co-dipendenza non crea un atleta responsabile. Tuttavia non posso ignorare i benefici del gruppo, perché in un gruppo ciascun atleta può colmare le proprie lacune imparando dagli altri; il confronto giornaliero stimola gli atleti ma resta il fatto che ciascun atleta deve essere responsabile per se stesso e fare ciò che è più utile ed efficace per il miglioramento delle proprie prestazioni. Sulla base di questo concetto, la programmazione è individuale e mirata a ciascun atleta, quindi le attività del gruppo sono diversificate in base alle caratteristiche degli atleti.”

 

3)   How do you combine the mental “coaching” with the physical?

(Come combina il coaching mentale con quello fisico?)

“Il ruolo del Coach, genericamente termine usato come sinonimo di allenatore, è quello di guida: mi piace associare la figura del Coach con quella del mezzo di trasporto (originariamente il Coach era una carrozza per il trasporto di persone in uso in Inghilterra a partire dal 1500), in quanto, a mio avviso, il suo ruolo è quello di accompagnare una persona o un gruppo di persone da una situazione attuale ad una desiderata. Per far ciò, oltre agli aspetti fisici bisogna curare quelli mentali degli atleti; non mi ritengo un grande motivatore, perché la motivazione deve essere propria degli atleti. La gestione degli aspetti mentali è importantissima ai fini delle perfomance e ritengo che non si possa imporre ad un atleta di non pensare o pensare necessariamente determinate cose. Quello che un coach può fare è aiutare i propri atleti a governare i propri pensieri, focalizzare l’attenzione su ciò che è controllabile dall’individuo ed essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione. Lavoriamo troppo per poter attribuire le ragioni di un insuccesso a condizioni esterne. A proposito di questo mi piace ricordare come la vittoria più bella di Gwen (Jorgensen ndr), quella di Londra dello scorso anno, sia stata ottenuta in non perfette condizioni di salute, quando lei stessa non si sentiva in grado di gareggiare ed essere competitiva.

 

4)   In your opinion, in today’s triathlon which should be the main features of an Olympic and sprint athlete?

(Nel triathlon attuale quali devono essere le principali caratteristiche di un atleta da Sprint e Olimpico?)

Gwen Jorgensen e Nicola Spirig a Rio 2016 (nbcolympics.com)“Una gara di Triathlon Sprint o Olimpico è una gara caratterizzata da vari momenti chiave in tutte e tre le frazioni; un atleta per essere competitivo deve avere un “vocabolario” di capacità per affrontare tutti questi momenti in una gara. Nel NUOTO è importante possedere un ottima velocità sui 50 metri per effettuare ottime partenze, velocità ed economia del gesto sui 200 metri per mantenere la velocità dopo la partenza; arrivare alla prima boa 10″ o 15″ secondi prima di un avversario può risultare decisivo. Poi è importante possedere una buona velocità di soglia e la capacità di cambiare ritmo dalla velocità di soglia in vari momenti di gara: passaggio boe, uscita dall’acqua. In più, è necessario saper adattare la bracciata alle diverse condizioni del campo gara: acqua salata, acqua dolce, onde, uso della muta o meno. Nel CICLISMO risulta fondamentale avere la capacità di cambiare ritmo più volte durante la gara ed esprimere wattaggi elevati in lassi di tempo più o meno brevi. Nella gara di Londra del 2013, per il primo gruppo in bici, Aaron Royle (uno degli atleti che alleno) ha registrato oltre 220 picchi di oltre 8 watt/kg per intervalli di tempo brevi fino a 10″ con rapporti non eccessivamente lunghi; diversamente nella gara di Rio test event del 2015, lo stesso atleta, ha registrato 8 momenti da 50″ in cui ha espresso un wattaggio di 6 watt/kg con rapporto medio. Le differenze tra i due casi sono dovute alle diversità di percorso, Londra è una gara pianeggiante con molte curve, il percorso di Rio presenta delle asperità da affrontare a tratti seduti ed a tratti in piedi sui pedali. Da qui l’importanza della preparazione del nuoto e del ciclismo nel Triathlon Olimpico, in modo da poter iniziare nelle migliori condizioni (e non con handicap di affaticamento o temporale), la frazione di CORSA. In quest’ultima fase il momento chiave che differenzia le prestazioni ad altissimo livello è rappresentato dal terzo quarto di gara: gli atleti che vincono e/o vanno a podio sono quelli che hanno un terzo quarto di gara antiproiettile. Nella recente WTS di Yokohama i primi due atleti classificati (Mario Mola e Crisanto Grajales) sono quelli che hanno avuto un calo minore dell’andatura in quella parte di gara. Vari atleti possiedono un’elevata velocità di base per partire forte, e una buona parte di essi riesce a mantenere un ritmo elevato fino a metà gara; dopo, oltre le doti di velocità, diventa fondamentale l’economia del gesto sotto sforzo.”

 

5)   How much time your athletes spend at the gym?Tyler Mislawchuk e Coach Jamie Turner al Calaponte Tri Week 2016

(Quanto tempo i tuoi atleti dedicano alla preparazione in palestra?)

“La preparazione in palestra è come una medicina: ci sono atleti che necessitano ogni giorno di 30′ di lavoro ed altri che possono quasi non farla. Insomma, si torna al discorso di individualità della preparazione, sempre adeguata alle caratteristiche dell’atleta e mirata a massimizzare i punti di forza per lavorare sui punti di debolezza. Lo stesso discorso si può fare per l’allenamento delle singole frazioni.”

 

6)   Many Australian and New Zealand athletes are competing in the summer season in Europe and in the winter at home. When they make an offseason period?

(Molti atleti australiani e neozelandesi che gareggiano nella stagione estiva in Europa e nei mesi invernali nella propria terra, fanno un periodo di offseason? Quando?)

“La stagione di gare per i migliori atleti coincide con quella dell’emisfero boreale, che è quella che garantisce i migliori guadagni e sulla quale si programmano i giochi olimpici. I migliori atleti quindi, hanno un periodo di offseason a casa tra ottobre e novembre, svolgendo al caldo la preparazione “invernale” e gareggiando poco in patria; poi si trasferiscono in Europa. I miei atleti fanno base a Vitoria-Gasteiz nei Paesi Baschi.”

 

7)   How did you set the Olympic four with Tyler Mislawchuk and Gwen Jorgensen? Athletes who started the four years period in very different situations.

(Come ha programmato il quadriennio olimpico con Tyler Mislawchuk e Gwen Jorgensen? Due tra i suoi atleti presenti a Rio che hanno iniziato il quadriennio in situazioni completamente differenti.)

Tyler Mislawchuk al traguardo del Calaponte Tri Week 2016 (Ph. Vito Napoletano)Con Gwen ho iniziato a lavorare dopo le olimpiadi di Londra, la strada da seguire è stata subito chiara: Gwen si è aggregata al gruppo per diventare una Triatleta completa e poter così eccellere grazie alla sua straordinaria frazione di corsa. Con Tyler è stato tutto molto più complesso perché ha iniziato il quadriennio giovanissimo ed ho dovuto cercare le soluzioni migliori per farlo crescere come triatleta. Nel caso di Tyler inoltre, molto importante nella scelte da fare è stata la Federazione di appartenenza; visto che non aveva davanti mostri sacri per giocarsi la carta olimpica, abbiamo deciso di bruciare un po’ le tappe. Diverso sarebbe stato il discorso se fosse stato di nazionalità britannica.”

Ringrazio ancora il coach Turner per la disponibilità!

Marco Selicato

(Con la  collaborazione di Alberto Bucci, Giacomo Petruccelli e Lucia Colamonaco)