Browse By

UltraMilano Sanremo, intervista a Michele Graglia

Mentre Daniel Fontana vinceva il suo primo Ironman a Los Cabos, in Italia si consumava una nuova impresa sportiva destinata a entrare nella storia.

 

57 “ultra atleti” partivano da Milano per dar vita alla corsa più lunga d’Europa, la Ultramilano-Sanremo, 282 km che Michele Graglia ha terminato in 31h 49’ 39”.

 

Andiamo a scoprire il vincitore e la sua storia.

 

Michele, sei uno sportivo di vecchia data, nei tuoi primi 30 anni di vita hai provato un po’ tutti gli sport tra cui anche il triathlon. Cosa ricordi di quegli anni?

Si, ho praticato davvero tanti sport da ragazzino: Tennis, Atletica (come ostacolista), Basketball, Calcio e anche Triathlon insieme alla Riviera Triathlon, all’epoca capitanata dal mitico Daniele Rambaldi. I ricordi sono stupendi, purtroppo al tempo non riuscii ad apprezzare il vero spirito e dare le giuste motivazione all’impegno che richiedono gli sport di resistenza. Così lasciai dopo breve per poi ritrovare quella vecchia passione a 26 anni, proprio quando abitavo a NYC. Ho corso un paio di Olimpici nella primavera del 2010 ed è solo nei mesi successivi che scoprii il mondo dell’ultrarunning.

 

Sei un italiano trapiantato negli USA, cosa hai fatto in questi anni negli Stati Uniti?

Mi sono trasferito a Miami nel 2007 per meglio seguire le vendite dell’azienda di famiglia sul mercato Americano. In modo alquanto fortuito iniziai una carriera da modello proprio a South Beach che mi portò a lavorare in giro per il mondo. Nel 2009 mi trasferii in pianta stabile a NYC ma dopo alcuni anni di incredibili esperienze, nonostante la vita glamour, i soldi e le belle donne non mi sentivo veramente gratificato. Non ero contento di quello che stavo facendo. Non voglio sembrare troppo profondo ma e’ stato proprio in quel momento di scontento che ritrovai la passione con la corsa.

 

E come ti sei avvicinato al mondo della corsa e dell’ultramaratona?

Ho scoperto l’ultramaratona in modo (anche questa volta) fortuito. Mi trovavo in una gigantesca libreria in Union Square e incappai per caso in una biografia di un famoso ultramaratoneta. Qualcosa fece accendere un fuoco dentro e senza aver mai corso oltre i 10km decisi di iniziare a prepararmi per una 100miglia (160km).

 

L’autore del libro era per caso Dean Karnazes?

Esatto è stato il primo a farmi conoscere il fascino di quest’incredibile disciplina.

 

Uno dei tuoi obiettivi era quello di essere il primo a correre la Milano Sanremo. Avresti dovuto farlo in solitaria lo scorso anno ma alcuni problemi di salute non te lo hanno permesso. Cosa hai provato in quel momento?

Si, l’anno scorso avrei dovuto correre la Ultramilano-Sanremo in solitaria per beneficienza per TELETHON. Purtroppo una brutta forma virale ebbe la meglio e il tutto saltò solo pochi giorni prima della partenza. Come puoi immaginare il morale era al terra e la delusione forse troppa. Impiegai diversi mesi per riprendermi da quel momento difficile e ritrovare le giuste motivazioni. Credo però che sia questo il bello, la magia, delle cose. Quando si è in difficoltà bisogna avere la forza per “tirare Avanti” e riprendersi per poi cavalcare l’onda nei momenti buoni. Questo ci permette di apprezzarli, gustarli, poterseli godere ancora di più.

 

Come è nata l’idea di organizzare ed essere promotore dell’Ultramilano-Sanremo che, a oggi, è la più lunga in Europa?

L’idea è nata da un mio desiderio di voler percorrere (correre di fatto) il tracciato della gara ciclistica Milano-Sanremo. Circa 2 anni fa parlai di quest’idea al mio amico Riccardo Marvaldi che ne rimase subito colpito. La Ultramilano-Sanremo nasce dal desiderio di spingere sempre un po’ oltre la coscienza del limite estreme, del vero potenziale umano. La manifestazione ha di gran lunga oltrepassato le più rosee aspettative anche perché ritrovarsi con oltre 50 atleti provenienti da 17 nazioni alla prima edizione è inaudito e noi ne siamo davvero onorati ed orgogliosi. Il più grosso ringraziamento va a un team d’eccezione composto dai nostri co-organizzatori: Luca Ammirati, Edoardo Marvaldi e al nostro Direttore di gara: Franco Ranciaffi. Senza il loro fondamentale lavoro non saremmo stati in grado di offrire un evento di questo livello.

 

Lo sport è fatto di sconfitte e di vittorie, come quella ottenuta domenica. Infatti, sei stato il vincitore della prima Ultramilano-Sanremo. Raccontaci i momenti vissuti alla partenza, durante la gara e dopo l’arrivo.

La Ultramilano-Sanremo è stata un’emozione straordinaria, dal primo all’ultimo passo. Un sogno si stava avverando già’ nel vederla materializzarsi come manifestazione. Ritrovarmi poi all’arrivo in prima posizione è stato davvero un sogno nel sogno. Dato il livello mondiale della competizione non mi sarei ma aspettato un risultato del genere e ancora stento a crederci. E’ stata semplicemente unica, forte, intensa, un’esperienza che non dimenticherò mai.

 

All’arrivo non ti sei sottratto a nessuno, non eri stanco?

Credo fosse un mix di adrenalina e endorfine! Ero distrutto ma la marea di emozioni era tanta da sostenermi. Quando sono crollato (2 ore dopo) ho poi dormito per 13 ore consecutive!

 

Quando si corre si è da soli però, per arrivare al top, si ha anche bisogno di uno staff. Chi desideri citare e ringraziare?

L’ho detto all’arrivo e non mi stancherò mai di ripeterlo. Il risultato non è solo merito mio ma di tutto il mio team. Il loro meticoloso supporto per strada è stata l’arma vincente sia sotto il profilo nutrizionale che sotto l’aspetto psicologico. Un grazie di cuore va’ al team manager, mio padre: Cesare Graglia. Al “pilota”: Paolo Anfossi. A curare la nutrizione (ogni 20 minuti per 31 ore consecutive senza perdere un colpo!!!): Emanuele Cianci e Daniele Cardi. Poi, ultimi ma di certo non ultimi, i miei passisti: Denis Capillo e Luca Bruna. Straordinario il loro impegno e tanta la fatica condivisa per strada.

 

Ora sei tornato negli USA, i tuoi prossimi obiettivi?

A Giugno ho la 100 miglia di San Diego, tra le montagne della Sierra Madre. Un Ultratrail molto competitivo che non vedo l’ora di iniziare a preparare. Le gambe sono ancora doloranti ma l’animo è pronto già a ripartire!

 

Qualche cosa che non ti è stato chiesto e di cui ci tiene a parlare?

Innanzi tutto ti ringrazio per le tue domande. Mi ha fatto piacere “parlare” con te dopo tanti anni. Esprimo solo un piccolo pensiero:

La corsa mi ha insegnato che il raggiungimento di un sogno conta più del sogno stesso. Quando ci si immerge a capofitto in qualche cosa (non necessariamente la corsa) e dando tutto noi stessi, la vita si trasforma, diventa più intensa, grande e piena di significato. Credo che questo sia alla base di tutto e un concetto comune, sia che una persona preferisca la corsa, o la bici, o il nuoto.

 

Grazie Michele per il tuo tempo e in bocca al lupo per le prossime imprese.